martedì 12 settembre 2017

Il nome della catena "Il Tulipano": quasi un anagramma di pulito

Il Tulipano è il nome di una catena di negozi che vendono principalmente profumi, cosmetici e detersivi e tutta una serie di accessori connessi al mondo dell'igiene personale e della casa. Al momento i suoi punti vendita sono distribuiti nel territorio di Veneto e Friuli. Nell'ottica della grande distribuzione organizzata divisa tra Food e No Food, Il Tulipano rappresenta il classico esempio di catena specializzata nel comparto No Food. La concorrenza è molteplice e anche la concorrenza dei nomi è abbastanza vivace se pensiamo all'esempio interessante di Tigotà. Poi ci sono anche Caddy's o IperSoap. Per stare al nome "Il Tulipano" notavo l'altro giorno che, al di là delle chiare evocazioni di freschezza e profumo prelevate dal mondo floreale, la parola "TULIPanO" ha al suo interno la parola "PULITO".

mercoledì 23 agosto 2017

Se nessuno sa scrivere Schweppes...

Già abbiamo parlato del naming di Schweppes in questo vecchio post, facendolo ricadere nell'insieme degli esempi di naming fonosimbolici. L'altro giorno ho intercettato per radio uno spot che diceva circa "Schweppes, il gusto inconfondibile che nessuno sa scrivere". Chiaro è il richiamo alla difficoltà di scrittura del nome Schweppes. In tempi di scrittura facilitata o suggerita dai motori di ricerca, può darsi che esista un vero e proprio problema di ignoranza attorno alla corretta ortografia del nome di marca e Schweppes potrebbe ben rappresentare un caso di questo tipo. Nello spot radiofonico Schweppes ha scelto la strada dell'autoironia, anziché, ad esempio, fare uno spelling lettera per lettera del nome, cosa che sarebbe stata un pelo pesante e forse fastidiosa, quindi inefficace. Ora, pensandoci bene, che un brand si ritrovi nella condizione in cui il proprio nome si sa pronunciare ma non scrivere non è il massimo della vita. La marca è pur sempre il capitale simbolico attorno al quale si concentra ogni investimento, per cui sarebbe sempre opportuno che un naming fosse privo di pronunce e ortografie errate. Per questo motivo la strada dell'autoironia dello spot radiofonico mi è parsa un buon inizio per recuperare la corretta ortografia del nome Schweppes (che poi è così bello).

mercoledì 16 agosto 2017

Come Google o Apple nominano i propri servizi e prodotti

Si va verso una googleizzazione della vita quotidiana. Il neologismo un po' ci voleva. Magari di neologismi del genere ne esistono altri, già testati e più belli, ma un blog sul naming può prendersi la licenza di parlare di "googleizzazione" come di "progressiva tendenza della vita quotidiana e delle abitudini che la contraddistinguono ad avere al centro il noto di motore di ricerca Google e i suoi molteplici servizi, che vanno dalla semplice posta, alle mappe, alle schede sulle attività commerciali (il servizio My Business)". Quel che colpisce ad un rapido sguardo panoramico sui nomi dei servizi Google è la loro semplicità e schiettezza: il naming dice, più o meno direttamente, ciò che il servizio fa. Un altro esempio? La posta elettronica, battezzata all'epoca semplicemente Gmail, cioè la mail della grande G. Oppure il già ricordato servizio di mappatura denominato Maps. Quel che si ricava è che i vari servizi che stanno sotto il megabrand non hanno nomi particolarmente ricercati o fantasiosi, anzi, tutt'altro. Lo stesso vale, passando a un concorrente simbolico di Google, per Apple (esempi siano i nomi-brand assai semplici di iPhone o iPad o Watch). Ecco, una volta tanto ne ricaviamo forse una regola generale: più è grande e noto il megabrand globale che fa da ombrella a una serie di servizi, più è semplice e quasi banale la denominazione scelta per i servizi o i prodotti che stanno sotto questo megabrand globale.

lunedì 7 agosto 2017

Gogo, il nome dell'azienda che fa navigare sopra le nuvole

Estate tempo di viaggi e di aerei più frequenti. Anche no, in realtà, perché uno può prenderli tutto l'anno gli aerei e evitarli in estate. Oppure può non prenderli mai. Ad ogni modo, in estate tutto ciò che richiama il viaggio è spesso potenziato nell'eco. Ecco allora anche il "problema" della connettività laddove spesso manca, cioè all'interno degli aeromobili in volo. E tra chi offre servizi di connettività wi-fi sopra le nuvole spunta il simpatico e breve nome Gogo, letteraralmente, come leggiamo nel profilo Twitter, "the Inflight Internet Company. We are the leading global provider of broadband connectivity products and services for aviation". Il servizio, come si apprende anche dalla pagina Wikipedia, è ormai adottato da molte e importanti compagnie aeree. Il naming è risultato della collaborazione con Igor, un'agenzia americana interamente dedicata al naming. Se tra decollo e atterraggio un tempo si installava una sorta di discontinuità della connessione, ecco che anche a quella discontinuità si è pensato e si è pensato per porvi rimedio, ovviamente. Dal punto di vista del nome, risalente ormai al 2008, possiamo notare una certa vicinanza a un megabrand che fa la nostra quotidianità, Google, la semplicità della sillaba ripetuta e la rotondità sonora ripresa anche dal logo. Il nome breve si presta inoltre a essere declinato in altri nomi con l'aggiunta di suffissi, per esempio quando serve nominare un nuovo servizio legato a Gogo. Gogo presentava da subito caratteri di innovazione e mi pare oggi più che mai logico che l'occasione del giusto naming non venisse sprecata con l'adozione di un nome banale (in realtà spesso succede che un servizio innovativo venga banalizzato proprio dal naming e ciò non è mai un grande affare). Ecco allora le ragioni dell'intervento dell'agenzia specializzata Igor, sintetizzato anche qui per chi volesse approfondire (qui sotto invece, per concludere, un video del 2009 in cui Richard Branson annuncia Gogo Wi-Fi nella flotta di Virgin).

venerdì 28 luglio 2017

Il rebranding e renaming dei luoghi (da un articolo di "The Economist"

Pensiamo ad esempio a Fifh Avenue. Certi nomi di luoghi (vie e vicoli, arterie importanti, parchi, quartieri ecc.) sono diventati dei veri brand con una sorta di "posizionamento mentale" nella testa delle persone che li percepiscono e li usano a diversi livelli. Naturalmente è diverso lo statuto di questi brand topografici, dal momento che nei loro casi non si tratta di normali aziende che detengono un dato brand. Inoltre, a volte, manca la possibilità di individuare chi per primo ha denominato un dato luogo in un dato modo. L'articolo di "The Economist" a cui rinvio qui è interessante perché ripercorre il modo in cui si formano, si affermano e poi magari muoiono certe denominazioni in città come New York. Al di là delle curiosità che contiene, l'articolo pone l'attenzione su un aspetto rilevante: la necessità di nominare o anche rinominare un tessuto urbano in continua evoluzione può dare vita a denominazioni che paiono funzionare meglio di altre. Ad un livello secondario, è interessante notare come la pratica dell'acronimo, così diffusa nei nomi di musei (luoghi di città anche questi, in fin dei conti), sia ormai diffusissima anche nelle pratiche di denominazione delle parti di una città. La denominazione di luoghi tocca i tasti dell'identità, della sociologia urbana, della percezione del tessuto cittadino ed è un terreno d'osservazione privilegiato per osservare i mutamenti. Se penso all'Italia, ad esempio, penso a come siamo legati sempre al passato: quante volte una nuova area è stata ribattezzata "ex-qualcosa" in ricordo di quanto prima insisteva in quei metri quadrati? Anche questa tipica pratica italiana di denominazione dei nuovi luoghi mi pare possa essere spia di qualcosa.

mercoledì 19 luglio 2017

"We do the prep. You be the chef". Il marchio per i kit-pasto di Amazon

Che Amazon punti sempre più a una massiccia presenza nella quotidianità di ciascun consumatore che acquista online è evidente. Già "l'acquisto su Amazon" è diventato tema di conversazione nei luoghi e contesti più disparati, quasi fosse un'azione particolarmente qualificante (probabilmente chi racconta di aver comprato su Amazon qualcosa che prima comprava altrove si sente pioniere). E da un po', con l'aprirsi alla spesa e alle sue "liste" (vedi Amazon Pantry), il tentativo di Amazon di diventare sempre più presente nel quotidiano è innescato. In quest'ottica, il nuovo marchio registrato per i kit-pasto "We do the prep. You be the chef" incuriosisce per la lunghezza del naming (si legge qualcosa qui). Al di là delle considerazioni sociologiche o culinarie che si possono ricamare attorno a questa notizia, per restare al nome notiamo una certa simmetria costruita attorno al punto centrale: We/You, do/be, the/the, prep/chef. La simmetria è anche nella quantità di sillabe. Nome lungo, sì, ma con un certa logica e sonorità. Staremo a vedere, per ora si parla appunto di deposito del marchio.

lunedì 10 luglio 2017

Sul nome Zipack per degli zaini

Non si aspetta più agosto per pubblicizzare zaini, astucci e altri prodotti destinati perlopiù a quel periodo che altrove, commercialmente, definiscono "back to school". Adesso la pubblicità degli zaini appare sui canali televisivi per i più piccoli già a inizio luglio, a scuola appena finita o ancora in corso. Mitama sta presentando una linea di zaini dal nome Zipack. Ora tutti sanno qual è il nome dell'azienda concorrente da battere ed è abbastanza chiaro che si vuole giocare col naming una strategia me-too con Eastpak. C'è una sostanziale differenza nel suffisso, con la "c" in Zipack, senza "c" in Eastpak. Tuttavia è chiaro che la partita si gioca in quell'universo sonoro e forse nel richiamo al concetto di "zip", nelle prime tre lettere del nome "Zipack" (si veda anche il protagonismo della zip nella foto accanto). Staremo a vedere come sarà questa concorrenza osservando cosa c'è sulle spalle degli alunni d'Italia. Per ora Eastpak pare davvero un cliente difficile da scalzare, protagonista di un'ascesa davvero curiosa negli ultimi decenni.

mercoledì 5 luglio 2017

Il renaming del direttore d'orchestra (sul branding in musica)

Ultimamente, per vari motivi, mi sto interessando di direttori d'orchestra. Nessuna velleità, non ci capisco granché, ma certi aspetti mi incuriosiscono. Ad esempio mi piacerebbe un sacco approfondire la figura di Arturo Toscanini, ma questo non è il posto per scrivere troppo dei miei desideri irrealizzati. Al di là di questo, oltre ai nomi noti del Novecento, mi sono imbattuto anche in nomi meno noti, magari trovati sul retro dei CD DeAgostini che comperavo a 16 anni a 9.900 lire in edicola, tanto per comporre una prima collezione di capolavori. Un nome che mi era sempre rimasto impresso è Alberto Lizzio, così l'altro giorno ho fatto qualche ricerca più motivata e ho scoperto che sostanzialmente si tratta di un nome fantasma che potrebbe nascondere il nome di qualche altro direttore ben più noto. La faccenda è spiegata ad esempio qui in inglese o qui in italiano. Che cosa si può ricavare da queste scelte? Che probabilmente anche le case discografiche e i direttori d'orchestra agiscono - e non da oggi - come brand, e quando le loro registrazioni passano a un mercato di massa e economico, nelle cosiddette linee "budget" (i prodotti "da cesta" del supermercato, direbbe un mio collega, oppure da edicola, come era la serie che compravo io) si cambia nome al direttore, probabilmente per non intaccare il prestigio del vero nome che rimane il brand principale. Il meccanismo non è dissimile da quando compriamo un prodotto di una "sottomarca" in un discount che però ha lo stesso gusto del prodotto più noto di marca che troviamo nel supermercato dall'altra parte della strada. Per la cronaca: recentemente, comunque, anche i CD della storica Deutsche Grammaphon si trovano nella cesta delle librerie Feltrinelli.

lunedì 26 giugno 2017

Perché il nome Volkswagen Arteon

Nel settore della auto executive o premium si è affacciato un nuovo naming in casa Volkswagen. Dopo la CC, berlina coupé 4 porte, è arrivata Arteon. Il nome si configura come combinazione e fusione delle parole "art" e "eon". Per la casa automobilistica si tratta di un'auto di punta rappresentativa di una "new progressive design language". Nell'articolo appena linkato leggiamo anche: "VW said the name Arteon is made up of two component parts: "Art" describes its "harmonious lines and emotionality." The ending "eon" identifies it as a premium model, in the same way as VW's top model for the Chinese market, the Phideon." Questo è un esempio di come il suffisso sia utilizzato per inquadrare il modello all'interno di un certo segmento, cioè quello premium o executive. 

Il naming delle auto si conferma ancora molto legato a prefissi e suffissi e questa tradizione, di matrice ingegneristica, si conferma ancora vitale. Diverso il caso di modelli di auto che nascono come avulsi da una serie, come potrebbe essere ad esempio il caso di una piccola come la "Seat Mii". In questo secondo caso si privilegia una forte personalizzazione del nuovo modello d'auto. Non vi è ancora una regola, ogni casa ne segue di proprie (Renault ad esempio per il segmento premium ha adottato il nome Talisman). 

venerdì 16 giugno 2017

Alpro, a base di soia (ma pensavo alle Alpi e al latte)

Ecco una situazione curiosa che si è creata facendo la spesa. Volevo prendere uno yogurt diverso, tanto per cambiare, è la scelta è caduta su un prodotto della linea Alpro, che non conoscevo. Con un nome che contiene la radice "Alp-" davo per scontato che si trattasse di un normale yogurt, un latticino del banco dei freschi del supermercato. Probabilmente pensavo all'ennesimo caso di connotazione alpina di prodotti lattiero-caseari (per inciso si prendano certe confezioni di Mila per capire come si giochi con un certo immaginario dell'Alto Adige, soprattutto a livello di un curioso dressing code delle figure umane ritratte). Ad ogni modo, chi conosce bene la linea Alpro, mi dirà che così non è, che Alpro presenta una linea di prodotti a latte di soia (e di prodotti di origine vegetale), e questo l'ho capito dopo il primo cucchiaino, perché in linea di massima non mi piacciono né il latte di soia né i suoi derivati. L'esempio mi è parso curioso di come un nome possa risultare, nel contesto di una solita spesa frettolosa, depistante. Ovviamente il problema non si porrà per chi ama i prodotti a base di soia e quelli di Alpro in particolare. La domanda che mi sono fatto è comunque questa: chiamando Alpro questi prodotti, si sono resi conto che potevano alludere al mondo delle Alpi e del latte? Sarebbe una cosa da chiedere a questa azienda belga.

lunedì 5 giugno 2017

twago vi ricorda qualcosa?

twago si definisce "una piattaforma leader in Europa per l'incontro tra clienti e fornitori di servizi". A noi interessano principalmente due cose, il nome e il dominio Internet che si sviluppa in sole cinque lettere. Qualsiasi orecchio allenato non potrà non riscontrare una qualche vicinanza con esempi di naming per il web che hanno fatto epoca, nella fattispecie si rimanda a Trivago. Che il naming possa seguire delle mode o delle "sensazioni in corso" è cosa fuori di dubbio (pensiamo ad esempio a un certo insediamento dei nomi trisillabici nei progetti legati al web, come ad esempio Subito.it, Segugio.it e l'appena ricordato Trivago). Nel caso di twago e Trivago va notato che il contesto è sicuramente diverso, dal momento che Trivago opera nell'affollato e determinante settore turistico che dal web e col web è stato trasformato. Tuttavia, di base, ogni progetto che si mette in rete ha come obbiettivo quello di far incontrare qualcuno o qualcosa. Di questo dobbiamo tenerne conto e non mi sarei sentito molto sereno a lanciare un naming come twago.