Visualizzazione post con etichetta naming e web. Mostra tutti i post
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mercoledì 20 novembre 2019

Rebelle, un nome per lo shop online di moda, di marca e di seconda mano

C'era da immaginarselo che il web potesse avere presto la sua piattaforma di riferimento per l'abbigliamento griffato e autenticato di seconda mano. E così, all'insegna di un colore molto vicino al celebre blue Tiffany, assistiamo anche agli spot tv di rebelle.com, che mira ad attestarsi come nome di riferimento per gli acquisti online di moda di marca e di seconda mano. Sell & buy secondhand designer fashion online, questa la promessa che si legge alla fine di uno spot giocato all'insegna della trasgressione, di un montaggio assai ritmato dove, come sempre quando si parla di ecommerce, gli imballi dal colore simil blue Tiffany di rebelle.com fanno la loro comparsa tra seni censurati, accenni a serpenti o bambole che bruciano. Lo spot è allineato con un naming che gioca con "rebell-ion", "re-belle", "ri-belle" (quantomeno per chi parla italiano). Il punto che si può evidenziare, osservando questo naming, è che come sempre spostando poco si possono ottenere nomi efficaci, che poi possono essere gestiti e declinati in ottica di branding. Insomma, sin da quando i Beatles hanno messo una "a" al posto di una "e" in Beetles, con piccoli accorgimenti si possono ottenere nomi efficaci e, appunto, gestibili. E pure brevi. Ma le cose, per la cronaca come stanno? Rebelle.com è stata fondata ad Amburgo nel 2013 da Cècile Wickmann, oggi trentacinquenne.  Rebelle sta per “Re” re-commerce e “belle” che sta per bella. Tuttavia, come abbiamo visto, la parola coniata da questa fusione allude anche ad altri significati.


mercoledì 19 luglio 2017

"We do the prep. You be the chef". Il marchio per i kit-pasto di Amazon

Che Amazon punti sempre più a una massiccia presenza nella quotidianità di ciascun consumatore che acquista online è evidente. Già "l'acquisto su Amazon" è diventato tema di conversazione nei luoghi e contesti più disparati, quasi fosse un'azione particolarmente qualificante (probabilmente chi racconta di aver comprato su Amazon qualcosa che prima comprava altrove si sente pioniere). E da un po', con l'aprirsi alla spesa e alle sue "liste" (vedi Amazon Pantry), il tentativo di Amazon di diventare sempre più presente nel quotidiano è innescato. In quest'ottica, il nuovo marchio registrato per i kit-pasto "We do the prep. You be the chef" incuriosisce per la lunghezza del naming (si legge qualcosa qui). Al di là delle considerazioni sociologiche o culinarie che si possono ricamare attorno a questa notizia, per restare al nome notiamo una certa simmetria costruita attorno al punto centrale: We/You, do/be, the/the, prep/chef. La simmetria è anche nella quantità di sillabe. Nome lungo, sì, ma con un certa logica e sonorità. Staremo a vedere, per ora si parla appunto di deposito del marchio.

giovedì 27 aprile 2017

La rete ha avuto e avrà un impatto nel modo in cui denomineremo i nuovi prodotti?

Una riflessione a margine sui destini del brand naming in quanto pratica adottata per il lancio di nuovi prodotti, soprattutto alla luce della rilevanza delle piattaforme digitali che diventano centrali nel lancio dei prodotti stessi. Faccio un passo indietro: in un contesto che prevedeva la comunicazione di massa, i GRP della pubblicità, l'uno-a-molti come piano di comunicazione, il nome doveva dimostrare determinate caratteristiche. Le sappiamo: essere memorabile, fantasioso, libero da associazioni negative, esportabile, in grado di posizionare un prodotto o un'azienda nella testa di un consumatore. Il nome è (era) un personaggio della storia del lancio del prodotto. Molto banalmente - e molto brevemente - la riflessione che sento si potrebbe fare è circa questa: in un contesto dove le piattaforme piatte e nodali della rete e dei social prendono il sopravvento anche nel lancio di un prodotto, che cosa muta per il destino della pratica del naming? I nomi potranno anche assomigliare a banali sigle come "3XJS" da affiancare a una mother-brand nella stringa di denominazione (struttura nominale) che digitiamo nelle barre di ricerca dei motori o dei vari siti, inclusi quelli di e-commerce sempre più potenti e centrali? Assisteremo quindi sempre più al ritorno di naming meno ricercati e evocativi, meno "raccontati" e in fondo anche più rinunciatari nella loro storica vocazione a posizionare il prodotto che tengono a battesimo? Sono tutte domande plausibili, io credo. A mio avviso già qualcosa sta cambiando e il nuovo universo di comunicazione inizia ad avere delle ricadute nelle pratiche di denominazione che si erano consolidate in un'epoca dove erano prioritarie altre sollecitazioni e altri mezzi. Sicuramente ogni nuovo prodotto da lanciare continuerà a costituire caso a sé e continueranno a tener banco, ad esempio, determinate problematiche legali. Tuttavia non mi stupirei che nel futuro possano ritornare molto in voga delle sigle apparentemente asettiche a battezzare i prodotti, accompagnate da delle descrizioni su cosa il prodotto fa o cosa il prodotto è (questo varrebbe per la SEO e naming e SEO possono essere ormai inquadrati come attività affini). Chi si occupa di naming dovrà comunque continuare a tenere presente le problematiche legali, linguistiche e di marketing che ogni nuovo nome mette in campo e essere più consapevole delle dinamiche e dei mezzi con cui il nuovo nome verrà veicolato.

martedì 22 novembre 2016

noon.com, il nuovo e-tailer che viene dall'Arabia

Hanno scelto un nome di sole quattro lettere, palindromo e con significato preciso e diffusamente noto in lingua inglese per il nuovo ecommerce del lusso proveniente dalla penisola arabica. V'è anche il fondo sovrano saudita dietro il lancio di noon.com, nuova piattaforma di ecommerce che farà concorrenza a realtà già consolidate come Amazon o Yoox e debutterà a breve. Dal sito "Pambianconews" apprendiamo che "l’e-tailer sarà disponibile in prima battuta in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti e, in seguito, in Egitto. Inizialmente il sito, che dovrebbe essere lanciato nel gennaio 2017, avrà 20 milioni di prodotti in vendita." Dal punto di vista del naming, che in fondo resta l'unico a interessarci veramente qui, le osservazioni preliminari sono già espresse in apertura di post. Con un nome come "noon" sembra rafforzarsi l'interesse e la tendenza a un web naming contraddistinto da una simmetria interna (si pensi anche a opodo.com). Il logo che vedete in alto non esaspera questa simmetria, dal momento che la lettera "n" non è giocata in riflessione rispetto a un asse centrale. Tuttavia, a un occhio allenato, non sfuggono né il palindromo né la simmetria visiva che viene a crearsi.

giovedì 20 ottobre 2016

Il caso di dissapore.com

Curioso il caso del sito dissapore.com. Nel grande mondo del "racconto del cibo" questo sito si è fatto largo ed è diventato assai popolare per alcune chiavi di comunicazione innovative che ha introdotto e che non spetta a me elencare. Si tratta a tutti gli effetti di un sito di comunicazione enogastronomica, come potrebbe essere ad esempio Gambero Rosso. La cosa curiosa, a mio avviso, sta proprio nel nome, e non dimentico che ai nomi questo blog è dedicato. "Dissapore" da un lato rimanda a "di sapore" ma dall'altro evoca chiaramente qualcosa di spiacevole, il "dissapore" dei rapporti interpersonali appunto, con accezioni che vanno ben oltre la sfera enogastronomica. Ho cominciato a notare questo sito anche in alcune vetrofanie di gelaterie artigianali e l'effetto, almeno per le gelaterie che riportavano questa fonte di giudizio e il relativo sito web, era per certi versi spiazzante. Naturalmente per chi conosce e bazzica la comunicazione enogastronomica tutto questo ha un senso, ma per un frequentatore di gelaterie che non conosceva il sito poteva risultare bizzarro vedere citata come fonte autorevole qualcosa che rimandava sì al sapore, ma non necessariamente al "buono".

giovedì 25 agosto 2016

Acquistare parole-dominio per poi rivenderle come nomi di brand (ovvero brandable business names and domains for sale)

Chi si occupa di naming, ma anche chi è alla ricerca di un naming "veloce", sarà capitato in siti internet che si propongono come marketplace di nomi e domini al contempo, insomma di parole-dominio "brandizzabili" già pronte per l'uso in rete (anche se non verificate legalmente relativamente a un settore merceologico). Questi marketplace possono avere caratteristiche e qualità diverse, ma il denominatore comune è che a tutti gli effetti operano come siti di ecommerce nel mercato strano dei servizi di naming e propongono già, in anticipo, una lunga serie di parole-nome registrate come dominio internet (.com è ovviamente l'estensione più gettonata), qualcosa da acquistare come un libro o un paio di scarpe, infilare in un carrello virtuale, quindi pagare. Alcuni di questi si attrezzano a proporre il nome già vestito di un logo e addirittura suggeriscono in quale settore mercelogico il nome-dominio che propongono potrebbe funzionare bene (ad esempio nel settore alimentare, farmaceutico o dei servizi bancari). Ovviamente si tratta di un e-commerce a tutti gli effetti ed è curioso osservare l'oscillazione dei prezzi perché un prezzo alto potrebbe comunicare che il venditore già percepisce quella data parola-dominio come un buon nome in potenza. 

Mi pare evidente che questo genere di realtà trovi la propria ragion d'essere in una serie di fattori concomitanti:

1) la necessità che un naming nasca già disponibile per la registrazione di dominio (e quindi si è pensato bene di rovesciare il problema);
2) velocizzare i tempi di selezione e acquisto;
3) favorire un modello rapido di compravendita (ecommerce, a tutti gli effetti);
4) fornire un supporto a certe aziende che mancano di immaginazione;
5) determinare in modo certo e anticipato la transazione e il prezzo del naming (chi si occupa di naming sa come il prezzo possa essere una questione interminabile e frustrante).

Insomma, ecco il naming rovesciato. Anziché partire da un concept di prodotto o brand da nominare si acquista invece una parola-nome già pronta a essere dominio e, se si vuole, già vestita di logo e colori. Un esempio che farà sorridere gli amanti del gruppo islandese Sigur Ros? Brander.xyz (e manco sapevo esistesse il dominio .xyz) descrive il nome "Siguros" come "A hint of fun, a lot of energy, and a great deal of style…this domain name is perfect for a multitude of niches & markets. With a classy and very versatile logo to match, this name is certainly one of a kind. Entertainment, recreation, music, sports…this domain goes with literally everything."

Altri esempi di siti del genere? Eccoli elencati di seguito. Buona navigazione e, se vi avvarrete di questi siti, buoni acquisti.

www.brandbucket.com
novanym.com
www.brandroot.com
www.branddo.com
www.catchy.com (in quest'ultimo si propone un nome, "nuta", già vestito di un logo su cui Nutella potrebbe trovare da ridire...)

sabato 13 giugno 2015

Origine del nome Trivago (e qualche considerazione)

Tre sillabe, fantasia, nessun significato già dato (eppure sa un po' di "travel", di "viaggio", di "andare", di "go" appunto, e rimescola tutto) per un nome che sentiamo spesso, anche in televisione, dato che si tratta di uno dei principali motori di ricerca per hotel di tutto il mondo. Ma come nasce questo nome che esalta la propria scansione trisillabica persino negli spot? Il brano seguente in inglese è tratto dall'intervista che si legge in versione completa qui:

Fik: Where does the name ‘trivago’ come from?
Rolf Schrömgens: The name of our brand was intended to have a connotation of travel, but should not be totally focused on it, because we weren’t sure if our business would just be for travel or if it would expand to other areas. We came up with the name putting different syllables related to travel on a board and trying out what worked, and seeing if we could still actually find a domain for it. At the time we didn’t have that much money, so we could only afford domains that were free. I was a fan of ‘travigo’, but that domain was already taken, so it would cost like 100€, and we didn’t want to spend the money at the time. Today, I think travigo is actually a domain of trivago, we now own it too. But at the time we said “Ok, let’s call it trivago”.


Aggiungo infine che per i nomi che nascono "per il web" sembra profilarsi un nuovo importante requisito: la facilità di memorizzazione e digitazione. Abbiamo già trattato il caso Kijiji qui.

sabato 11 aprile 2015

Segugio.it, i dizionari offrono tuttora naming interessanti

Uno dei ritornelli più ricorrenti fra chi è alle prese con un naming è quello che recita che i dizionari delle principali lingue del mondo sono già tutti registrati (e anche per questo motivo si sono diffusi i nomi "coniati" e di "puro suono" come Yaris, ad esempio). C'è sicuramente un fondo di verità in questa affermazione. Non è facile infatti districarsi fra parole che sono state nella maggior parte dei casi registrate e anche contese. Ci sono però esempi (spesso legati al mondo del web, in questi anni) di come i dizionari presentino tuttora parole semanticamente interessanti e malleabili in ottica di una rapida creazione di identità e strategia. Prendete ad esempio segugio.it, il sito che vi mette in condizione di risparmiare confrontando assicurazioni auto e moto, mutui, prestiti, conti correnti e di deposito, tariffe di gas luce e adsl: è un nome breve, simpatico, facile da ricordare e identificare e il significato letterale della parola "segugio", ovvero di "cane da caccia dotato di un fiuto molto fine", posiziona egregiamente questo servizio erogato online. Non da ultimo è un nome che ben si presterà a eventuali extension (o stretching) di tale servizio.

lunedì 13 gennaio 2014

Albergo di Tivoli Audio

Tivoli Audio, "The Original Radio Company", deve aver interpretato alla lettera la regola che vuole il naming come "arma" ideale per posizionare un prodotto. Quest'azienda americana dal nome molto italiano, attiva nella progettazione di apparecchi radiofonici, ha dato un'idea chiara del target di riferimento per questo suo nuovo prodotto denominato Albergo. In effetti gli alberghi sono forse oggi i principali consumatori di radiosveglie (ma chi le accende più una volta in camera? Forse tornano buone per la wake-up call...). La radiosveglia è forse l'ennesimo dispositivo un tempo popolare che la contemporaneità sempra aver accantonato a favore di telefonini, lettori mp3 e altri devices portatili. Normale (e corretto) allora dare subito un'idea chiara del posizionamento di questo nuovo prodotto, con un nome che tra l'altro si presenta in scia con l'italianità "sonora" dell'azienda. 
Le difficoltà, di fronte a simili nomi, nascono piuttosto con una scarsa visibilità e difendibilità nel web. Se cercate infatti "tivoli+albergo" su un motore di ricerca è più probabile che questo vi rinvii ad un sito di prenotazioni alberghiere. Si tratta di un problema che andrebbe calcolato in sede di naming, a maggior ragione con i nomi che hanno corrispettivi geografici (ricordiamo infatti che, in linea generale, è bene evitare i nomi che rimandino a determinati luoghi). Che sia anche per questo motivo che l'azienda ha posto la parola "Audio" accanto a "Tivoli"?

lunedì 11 novembre 2013

Il caso conte.it: sull'utilizzo del naming in comunicazione

L'altra sera vedevo lo spot di conte.it, l'assicurazione online del gruppo gallese Admiral, con sede a Cardiff. Il settore in cui opera conte.it è senza dubbio in crescita (Linear ad esempio si è distinta, anche in termini di comunicazione, negli ultimi anni) e questo trend ascendente costituisce un successo ampiamente preventivabile, quantomeno se pensiamo alle generazioni avvezze agli acquisti online e che non intendono perdere un'ora o più per una pratica noiosissima come il pagamento dell'assicurazione, magari davanti ad un addetto/a alla riscossione del premio non particolarmente simpatico/a. Ho trovato azzeccata la strategia che pare star dietro la comunicazione di questo operatore del settore. Si parte con un nome di dominio di sole 5 lettere (e per chi fa business online un dominio di 5 lettere vale oro!), un nome che tra l'altro si può leggere sia per esteso, "conte", sia separato, "con-te" (entrambe accezioni positive). Per la campagna pubblicitaria in Tv si sono lasciati ispirare dalla parola "conte" e difatti il protagonista è un simpatico e improbabile conte "all'antica" con parruccone che si spazzola in vasca e poi sta davanti a un monitor di pc dal design barocco-veneziano. Il testo dello spot è tutto giocato su parole come "conte, contento, canta, con te, conte.it". Insomma, mi è parso che una felice strategia abbia funzionato da collante tra naming (e il peculiare, ma sempre più frequente, caso di naming per un business online) e la strategia di comunicazione più ampiamente intesa. Anzi, il vero collante è il naming stesso. Non si deve mai dimenticare che un nome nuovo o un nome già dato possono essere impiegati con efficacia nella comunicazione, facendo sì che tutto converga verso un'unica direzione anziché verso la dispersione della comunicazione in mille rivoli. A costo di essere noioso ripeto che il nome si può gestire. In questo caso è chiaro (anche dal logo) che la pronuncia del nome è "con te" e non "conte", tuttavia si innesca il classico gioco della polisemia pubblicitaria. Prossimamente tornerò con altri esempi.


venerdì 1 febbraio 2013

Sulla presenza della ragione sociale nel nome di dominio

Un blog sul naming potrebbe e dovrebbe risultare talvolta utile. Mi spiego meglio: c'è una pratica del naming "diffusa" ed è quella del cosiddetto "popolo delle partite iva" o di tutte quelle realtà imprenditoriali che necessitano di essere nominate. Pensate ad esempio al vostro idraulico, alla cartolibreria vicino a casa o al bar. In casi simili è assai improbabile che gli imprenditori di turno si rivolgano ad esperti, più facile scelgano tutto in casa o dopo una partita a carte tra amici. C'è però un aspetto che questi soggetti potrebbero contemplare, soprattutto nel caso decidessero di avere anche un dominio internet con il nome della loro attività. Potrei riassumere tutto con un consiglio a evitare di inserire la ragione sociale nel nome di dominio. Chiarisco tutto con un esempio. Se domani dovessi avviare la mia attività Elettroimpianti e allarmistica e decidessi di chiamarla Elettro Impianti Allarmistica e se decidessi di abbreviare il tutto in EIA non cercherei di registrare il nome di dominio www.eia-snc.com o www.eiasrl.com. Anche in ottica di indicizzazione è molto meglio un www.elettroimpiantiallarmistica.com o www.eia.biz o www.eia.info. La ragione sociale può star fuori dal nome di dominio, non è essenziale e in un certo senso non è qualificante. Senza dimenticare poi che la ragione sociale può anche variare mentre il nome può resistere anche alle variazioni di ragione sociale.

sabato 17 marzo 2012

Triwu.it, la web-tv per la tribù che innova

Mi è già capitato di parlare di naming di canali tv, soprattutto con riferimento all'esplosione di canali nel digitale terrestre. Non rilevavo casi brillanti, tutt'altro invece. Ha fatto sicuramente meglio la prima web-tv nata con l'obbiettivo di sostenere la "tribù" dell'innovazione in Italia (ce n'è bisogno in un paese purtroppo malato di individualismo, croce e delizia dei suoi insuccessi e successi). Già trovare un dominio .it di sole 5 lettere libero oggi è pressoché una missione impossibile. Ci sono riusciti (e per una web-tv il nome di dominio è rilevante!) e, oltre a questo, sono riusciti a dire-posizionare con questo nome breve e incisivo tale progetto nell'ambito-televisione (con il suono del nome) e nell'ambito dell'innovazione vera, quella che appunto crea una tribù di innovatori. Un nome insomma che riassume bene i due assi del piano dove questa web-tv va a posizionarsi. Sono passati i tempi in cui parlare di web-tv era cosa da pionieri schizzati. Ora forse il terreno è pronto. Complimenti per il naming allora e in bocca al lupo per il progetto.

venerdì 10 febbraio 2012

All'origine del naming di Volunia: volo sulla luna e "quantum leap"

In questi ultimi giorni si è fatto un gran parlare del nuovo motore di ricerca integrato con l'aspetto sociale di Internet, Volunia, l'idea del matematico padovano Massimo Marchiori, salito alle cronache per l'algoritmo "vincente" su cui si è fondato il successo di Google. Il pay-off recita "Seek & Meet", dal momento che lo specifico di questo motore di ricerca è la possibilità di incontrare persone con le quali stiamo condividendo lo stesso tipo di ricerca (ad esempio, da quel che ho capito, sarà possibile cercare la ricetta del pesto alla genovese e confrontarsi con chi sta facendo la stessa ricerca sulla quantità q.b. di pinoli da utilizzare). In questa unione di ricerca e incontro c'è il posizionamento ricercato da Volunia.

Difficile non intererrogarsi sul naming di un progetto così ambizioso. Marchiori afferma che ha pensato all'unione delle parole "volo" e "luna" e l'esperienza di "viaggio nel tempo" ("Quantum Leap", come la serie televisiva) che questo nuovo motore vorrebbe convogliare (sarà anche infatti possibile capire chi ha fatto simili ricerche in passato, ovviamente nel delicato rispetto della privacy).

Quando si cerca di lanciare un nome che ambisce a diventare megabrand globale su web è fondamentale preoccuparsi subito della disponibilità del dominio. Anche la pronuncia dovrebbe essere tenuta in considerazione (anche se Google e la sua pronuncia "locale" sembra essere la prova contraria di questo assunto). Il naming di un progetto così ambizioso dovrebbe quasi aspirare ad essere una "scatola" vuota di significati precostituiti, dal suono evocativo e pronunciabile, con il minor numero di associazioni negative: un naming pronto ad raccogliere l'eventuale successo del prodotto che decreterà, osmoticamente, anche il successo del nome.


Riguardo le potenzialità, le prime impressioni che si leggono in giro non sono eccitate. Certo siamo quasi tutti "googleizzati" ed è difficile immaginarci un approdo differente. Da un punto di vista di comunicazione e corporate identity mi permetto di notare una certa staticità e scarsa innovazione del lettering del logo, la non abbacinante originalità della faccina sorridente e, da ultimo, quella bocca-freccia che richiama un po' troppo il logo di Amazon.

sabato 15 ottobre 2011

Groupon, il nome del business più veloce del web

Se c'è un business nato sul web che sta crescendo notevolmente quello è Groupon. Un modo nuovo di vendere beni e soprattutto servizi, che si basa sull'interazione tra virtuale e reale.

Il sistema è abbastanza semplice: si acquista online un bene (soprattutto servizi: parrucchiera, estetista, ristorazione) e si beneficia di uno sconto importante. Per l'attività commerciale che aderisce, tale business model consente ad esempio di aumentare la frequenza d'erogazione di un servizio nei momenti di stanca (pensiamo ad un ristorante di città aperto ad agosto) o, per esempio, di far conoscere la palestra nella zona industriale dietro casa alla quale nessuno dava molto credito. Lo sconto importante combina il resto per scatenare il passaparola.

Il buzz che queste esperienze di acquisto scatenano è notevole. L'altro giorno al bar ho intuito che la barista stava pubblicizzando agli avventori questo nuovo tipo di customer experience che lei stessa aveva provato. Era diventata testimonial non retribuita, o meglio, retribuita con lo sconto di cui aveva beneficiato.

Il nome è dato dalla fusione-contrazione di group+coupon. Perché questo? Il nome Groupon è uno dei nomi che vorrebbe da solo spiegare la meccanica di funzionamento di questo nuovo sistema "incentivante" basato prima sull'acquisto di gruppo di un dato servizio e in seconda battuta sul coupon che dà accesso allo sconto importante (fino al 70% recita la campagna Google Adwords), vero motivo del passaparola che io stesso ho intercettato.

Il modo in cui si fa il deal diventa oggi importante tanto quanto il bene acquistato? O di più, addirittura?

Vi segnalo questo interessante post da "Il Mestiere di scrivere", il ricchissimo blog di Luisa Carrada. Troverete alcune considerazioni e dei link relativi alle norme redazionali che gli editor di Groupon devono perseguire per una maggiore efficacia della loro lingua e scrittura. Tra loro si segnala l'editor in chief Aaron With.

venerdì 16 settembre 2011

Un naming a portata di tastiera: Kijiji

Nell'epoca dei media digitali, può trovare spazio anche un nuovo tipo di naming che definirei "a portata di tastiera". La velocità di digitazione è una fattore chiave, anche su Google (non a caso è nato Google Instant), ed ecco allora che il brand consociato di eBay per i piccoli annunci prende il nome di Kijiji. Kijiji è una parola della lingua Swahili che significa villaggio.

Al di là delle considerazioni che si possono fare sulle lettere che la compongono e sul loro prestarsi a effetti grafici particolari, va notata la posizione ravvicinata delle tre lettere k, i e j sulla tastiera del vostro pc, come si vede sotto.

Il nome è molto ficcante da un punto di vista semantico, dal momento che gli annunci sono proposti divisi per "comunità urbana" (città). Le perplessità potrebbero sorgere dalla pronuncia. Interessante è inoltre il ricorso allo swahili, una lingua alla quale gli esperti di naming guardano sempre con una certa curiosità. Ma, come dicevo, si tratta di un nome per il web velocemente digitabile, un plus di certo non secondario.

Una curiosità in chiusura: l'agenzia che ne ha curato il naming è una delle più interessanti tra quelle con base operativa negli Usa, Catchword. Il loro sito merita una visita.

mercoledì 7 settembre 2011

Vimeo e le molte ragioni di un (buon) nome

Se si parla di sistemi di condivisione video il nome "top of mind" risulterà probabilmente Youtube. C'è tuttavia un'alternativa che si sta distinguendo per la chiarezza del progetto. Mi riferisco ovviamente a Vimeo. Una chiarezza progettuale che appare già tutta iscritta nel felice naming Vimeo, che apprendiamo essere creazione del cofondatore Jake Lodwick. Per quali ragioni il nome Vimeo risulta particolarmente felice?

Ha un rimando immediato anche se non restrittivo al proprio "settore di riferimento" e alla parola "Video", c'è solo una "fatale" lettera di differenza, la "m" al posto della "d". Si presenta inoltre come anagramma di "Movie". Curioso vero? Presenta poi la particella -me- al centro e qui possiamo addirittura vederci un segnale di forte differenza rispetto a Youtube (me vs. You?). Questo fatto ha ancora più risonanza se ricordiamo che su Vimeo trovano spazio soltanto video generati dall'utente e non potremo trovare uno spezzone di un film o di uno sceneggiato tv, cosa che invece accade su Youtube. Vimeo è stata infine la prima piattaforma di condivisione a supportare l'alta definizione.

Qualche dubbio o perplessità potrebbere sorgere sulla pronuncia. In assenza di uno spot chiarificatore (vi ricordatate quello della Lìabel, eccezionale forma di comunicazione pubblicitaria basata quasi interamente sulla corretta pronuncia del brand name?) credo di potervi dire che la "i" si pronuncia "i" e non "ai" e che la "e" si pronuncia "i". Vimio circa, con seconda "i" lunga e non Vaimio. Ecco, forse nella pronuncia l'unica perplessità che si potrebbe avere su un brand name davvero buono.

mercoledì 17 agosto 2011

Blogger e Picasa cambiano nome

Ancora sul naming in casa Google. Già in un precedente post ho analizzato il nome del social network Google+. Ora è la volta di Blogger e Picasa, rispettivamente le piattaforme per blog e foto di Google. Prenderanno "semplicemente" - così pare - i nomi di Google Blogs e Google Photos. Sembra proseguire quindi una nuova strategia di naming in casa Google che prevede la funzione "ombrello" del brand name "Google". Una tendenza alla "googlezzazione" della nostra quotidianità attraverso la capitalizzazione sul brand name principale. Un po' come la "i" minuscola davanti i prodotti Apple: in fin dei conti le due aziende credo si scrutino non poco...

lunedì 4 luglio 2011

Google+ o Google Plus. Sul naming del nuovo social di Mountain View

Appena nato e già sotto i riflettori. Google+ è il nuovo servizio di social networking del motore di ricerca padrone del mercato. Banalizzando, ma neanche tanto, è lo strumento con cui Google tenta di sferrare il proprio attacco al social network per antonomasia, Facebook. Google è un continuo laboratorio e le varie applicazioni che offre possono essere studiate anche per il naming (Chrome il browser, Picasa il servizio di archiviazione di immagini, Gmail la posta, Goggles - che assonanza! - l'applicazione nata per Android che consente di ottenere informazioni su un landmark, un libro, un prodotto semplicemente scattando una fotografia, una copertina o un barcode).

Il caso di Google+ è curioso perché qui il colosso sembra optare per un naming ridotto ai minimi termini, talmente sintetico che potrebbe persino generare qualche confusione: come parleremo di questo strumento? Quanti già scrivono Google Plus in lettere per esteso? Qualcuno in Italia lo chiamerà Google Più? Chi lo interpreterà inizialmente come un upgrade del motore di ricerca?

Sono periodi di grande fermento. Facebook annuncia una contromossa in questi giorni. Il quartetto dell'innovazione (Amazon, Apple, Facebook e Google) sta decisamente contribuendo a ridisegnare il web. Se è vero che dal naming si può evincere e intravedere spesso una strategia, è fin troppo chiaro che su Google+, dopo il non esaltante tentativo costituito da Google Buzz, Google sta puntando davvero molto. Sta puntanto talmente tanto in Google+ (o Plus?) che l'identità visiva del nuovo social network coincide con quella del motore di ricerca stesso, con la semplice aggiunta di un simbolo "+" di un grigio assai neutro. Come a dire: questa volta sul social networking mi gioco la faccia. Vedremo cosa accadrà, certo non sarà facile inserirsi in un contesto dove Facebook è davvero un cliente scomodissimo.

Ancora non sappiamo se, a lungo termine, questa operazione di naming si rivelerà vincente. I dubbi potrebbero nascere dal fatto che Google utilizza il proprio brand name (globalmente noto per la capacità di organizzazione e strutturazione della conoscenza a livello planetario) per attaccare il mercato del social networking (banalizzando, anche qui, per fare brand stretching) nel quale non è ancora riconosciuto e dove incontrerà Facebook, un gigante che, come anticipato, non starà certo a guardare. Se ci limitiamo ad analizzare questa operazione di naming sembra che Google stia davvero apprestandosi a cambiare pelle e ad entrare in una nuova fase della sua storia.