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lunedì 6 agosto 2018

I naming delle tecnologie e dei concetti: un esempio tra le auto con Peugeot i-Cockpit®

Nel settore automobilistico i differenti aspetti del fondamentale (e spesso decisivo) tema del design si dividono tra esterni e interni. Chi disegna la linea esterna dell'automobile dà un contributo notevole al successo del modello. Anche gli interni sono comunque importanti: in fondo le nostre auto le viviamo più dall'interno, anche se ci preoccupiamo di quale aspetto (e sopratutto colore!) hanno all'esterno. Nelle stesse aziende automobilistiche, le diverse funzioni "stile" si dividono tra interni e esterni. Non è detto che gli interni siano meno importanti nel successo di una vettura. In un'ottica di "experience" tutto è determinante in ciò che va a definire l'esperienza del cliente. ln casa Peugeot, ad esempio, già da qualche tempo è il concetto di i-Cockpit® a tenere banco. Si tratta di un nuovo concetto di abitacolo formato da volante compatto, head-up display e ampio touch screen, ciò che per la casa francese costituisce un mix equilibrato per un comfort di guida ottimale. Questo tipo di tecnologia o sistema di guida ha ricevuto il proprio naming e punta a essere un brand nel brand, distintivo dell'esperienza di guida Peugeot. Ogni casa costruttrice infatti lancia diversi brand assieme ai propri modelli di auto. Il caso di Peugeot, da un punto di vista di naming, è curioso perché se da un lato strizza l'occhio all'aviazione (cockpit è la cabina di pilotaggio) dall'altro vuole strizzare l'altro occhio al mondo digitale e a Apple in particolar modo, vista la presenza di "i-" prima di "Cockpit".

sabato 17 ottobre 2015

Appunti sul naming numerico o alfanumerico

Creare brand coi numeri è una pratica frequente. Pensiamo al profumo 1881, all'azienda di abbigliamento sportivo 686 di cui qui accanto riporto il logo (ho citato due naming numerici palindromi sinora!), alle aziende di automobili che quasi si spaccano in due, con quelle che da anni prediligono il naming numerico (Peugeot è una) e altre che invece non l'hanno quasi mai praticato (Volkswagen, se non erro), con una terza via di naming alfanumerico (Audi, Citroën: A1, C1, A2, C2, A3, C3, A4, C4 ma anche Q3, Q5 o Q7). Anche aziende-mondo davvero particolari come Boeing e Airbus nominano i loro aerei in modi alfanumerici, sino a far diventare questi ultimi ritrovati dell'avionica dei simboli (si pensi all'Airbus A380). Il naming numerico o alfanumerico ha dei vantaggi, perché può risultare facile, simpatico, persino originale (in un mondo che predilige i nomi di lettere, scegliere questa strada può essere un meccanismo di distinzione, in un mondo invece popolato da nomi numerici diventa distintivo scegliere un nome fatto di lettere). Un lato debole - si capisce - potrebbe essere nella pronuncia, nel senso che un nome come quello del logo, se non veicolato e pilotato dall'alto con cura maniacale, potrebbe diventare "six hundred eighty-six" o "six eight six" o per un italiano "sei otto sei". Lo stesso profumo 1881 si sentiva pronuciare "diciotto ottantuno" o "milleottocentottantuno". Sarebbe interessante però, al di là di questi aspetti legati alle diverse pronunce dei numeri nelle varie lingue, capire se optare per un naming numerico (o alfanumerico) ha determinate ricadute di percezione a seconda del contesto comunicativo.

martedì 26 luglio 2011

L'ovale blu, il leone e il diavolo: quando l'emblema traina il brand name

Questo è un blog sul naming e anche sul nominare in senso lato. Lo abbiamo più volte ricordato. Nel linguaggio giornalistico un brand è spesso nominato in "altri modi". Quali sono questi modi diversi di nominare un brand? Ad esempio l'ovale blu per Ford, il leone per Generali, la casa dei quattro cerchi per Audi, il diavolo per A.C. Milan (internazionalmente il brand name di questa squadra è spesso pronunciato con A.C. prima di Milan, in Cina l'ho sentito addirittura decurtato, semplicemente A.C.).

Queste soluzioni possono rispondere a varie esigenze: rendere più accattivante la titolazione o la prosa giornalistica, personificare, trovare nuove metafore e persino non nominare il brand name vero e proprio.

Quello che si ricava, ad un livello più generale, è che in molti casi è l'emblema a "trainare" un nuovo "brand name" parallelo a quello vero. Curioso il caso di Ford, dove, in assenza di un vero emblema (così come hanno Renault, Citroën, Audi, Peugeot e tante altre) si è pensato di creare ad hoc un emblema fondato su una forma e su un colore: l'ovale blu. Anche Fiat si trova in una situazione simile, anche se per ora non ho ancora sentito parlare molto dello scudetto rosso di Fiat.