Visualizzazione post con etichetta vino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vino. Mostra tutti i post

martedì 2 luglio 2013

Rassegne di vino e poesia con poca fantasia nei nomi

Concedetemi un piccolo consiglio per gli organizzatori delle molte rassegne legate al vino e alla poesia. Mi capita di frequentare soprattutto le seconde, ultimamente, ma è evidente che vivo in una zona ad alto tasso di rassegne legate al vino e intercetto innumerevoli locandine di rassegne dedicate soprattutto al Prosecco. In troppi casi registro un ricorso agli aggettivi "di-vino" e "di-versi" (nel secondo caso sono ammesse varianti legate sempre alla parola "versi"). Ormai si è quasi creato uno standard, che a mio modo di vedere rischia di essere banalizzante, oltremodo ripetitivo e stancante. Quindi anche poco distintivo. La cosa che gli organizzatori di queste rassegne spesso ignorano è che non sempre essere popolari, apparentemente chiari, didascalici e ripetitivi aiuta. Ci sono casi di rassegne con nomi assai più coraggiosi che hanno avuto molta fortuna. E qui, con il vino divino e i versi diversi, siamo davvero a rischio inflazione. Mi si obietterà che chi cerca vino e poesia non va troppo per il sottile e non bada troppo ai nomi scelti per le manifestazioni a questi dedicate. Accetto quest'opinione, senza però farla mia. E non sono affatto d'accordo.

martedì 14 giugno 2011

Il nome del vino. Siamo i numeri uno anche in questo?

In questi giorni è apparsa la notizia che l'Italia è il primo produttore di vino al mondo. Contestualmente è apparsa la "subnotizia" che diceva pressappoco questo: serve fare più qualità, più bottiglie e meno vino sfuso e altre cose del genere.

Lavoro in arrivo per le vetrerie quindi, non saprei se anche per chi si occupa di naming. Vini, nomi, nomenclature, Doc, Docg: un terreno assai scivoloso, dove a volte si fa fatica a parlare di un vero e proprio brand name (il vero brand per ora è infatti la Doc o la Docg o un tri-brand come "Franciacorta", territorio-metodo-vino) e dove si può, più verosimilmente, riscontrare una struttura di naming assai complessa data dal nome della cantina del produttore, dalla denominazione della varietà e talvolta anche dal nome proprio del prodotto.


Mentre il settore del label design ha raggiunto livelli di avanguardia (con concorsi dedicati in fiere importanti come il Vinitaly), quello del naming sembra debba ancora investire questo ricco ma assai complesso comparto dell'ecomomia italiana. Tutto sembra lasciato al caso, all'iniziativa dei singoli e magari all'iniziativa di chi si occupa principalmente di package design o label design.

Non vorrei spingere troppo sull'acceleratore e non vorrei che le mie parole suonassero addirittura blasfeme (quanta delicatezza serve avere per parlare di un prodotto vanto nazionale?) ma quello che mi chiedo è questo: se il settore della profumeria può considerarsi benchmark per il settore del vino (importanza del brand, del packaging, l'enfasi sulle essenze, gli investimenti nel naming, un canale distributivo esclusivo), quanto impiegheremo a capire l'importanza che il nome riveste anche nel mondo dei vini? Se sarà sempre meno "sfuso", il vino necessiterà di nuove attenzioni, non solo nel design della bottiglia (le forme ormai le conosciamo) e delle etichette. Magari in futuro proverò a capire se ci sono già in Italia delle interessanti realtà di wine naming.