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giovedì 11 giugno 2020

La nuova auto 100% elettrica di Citroën è in arrivo e il nome Ami è una vecchia conoscenza in casa Citroën

È curioso - forse sintomatico - che nel nominare progetti innovativi le grandi case automobilistiche attingano talvolta al proprio portafoglio di nomi del passato e alla propria storia. Da un lato possiamo vederci la garanzia dell'utilizzo di un nome consolidato, patrimonio dell'azienda, privo di problematiche legali, dall'altro forse anche la ritrosia ad affrontare nuovi percorsi di denominazione. Possiamo anche vederci un po' di scaramanzia o un augurio di successo. Ami era il nome di una serie di successo di Citroën, che diede vita a vari modelli e varie denominazioni (Ami 6, Ami 8 ecc.). Il nome ritorna ora per un modello ancora una volta di rottura, come spesso accade nella casa automobilistica francese, nota proprio per la sua dimestichezza nel rompere le regole e consuetudini, in fatto di design e non solo. Citroën Ami è pronta a fare la sua comparsa anche in Italia, in un mercato automobilistico che risente moltissimo dello shock causato dall'emergenza sanitaria. Le caratteristiche dell'auto, 100% elettrica, permetteranno agevolazioni a livello di omologazione. Per quanto riguarda il nome, è evidente il desiderio di fare leva su un concetto di amica, alleata, compagna nel traffico cittadino. Per questo si ricorre ancora alla parola francese "Ami". Un nome breve e facile da pronunciare, "piccolo" come l'auto in questione, alla quale si augurano porti molta fortuna. Infine, nelle intenzioni, ça va sans dire, amica dell'ambiente.

venerdì 23 novembre 2018

Uno sguardo alle nuove auto 2018 e 2019 e la constatazione di una predilezione per i nomi alfanumerici

INFINITI QX50
Ancora car naming come argomento. Si sa che nominare una macchina è stato spesso il sogno di qualsiasi agenzia specializzata di naming, vuoi per il prestigio, vuoi per i budget messi in campo dalle case automobilistiche per queste operazioni. Eppure, a uno sguardo sorvolante sul panorama delle auto in uscita in questo biennio 2018-2019, a questo link per esempio, viene da trarre una conclusione non confortante per le agenzie di naming: sembra sempre più che le case automobilistiche si arrangino a nominare i nuovi prodotti immessi sul mercato. L'abbondanza di nomi alfanumerici lascia infatti pensare che non si ricorra a strutture specializzate per la fase creativa. Probabilmente si ricorrerà a strutture specializzate per le verifiche legali attorno al nome da adottare, ma verosimilmente la fase creativa è già tutta in un numero o in una serie alfanumerica progressiva e stabilita. Quando questo non succede ci sono poi i lanci di nuove vetture con naming già consolidati (ad esempio la nuova Toyota Corolla, che "discontinuerà", secondo il curioso verbo usato nel sito toyota.it, la denominazione Auris). Al di là delle considerazioni che si possono fare per le casse delle agenzie di naming, qui viene da intraprendere un ragionamento più articolato sul perché ci sia questo ritorno ai naming alfanumerici. Si tratta di una tendenza già insita nella storia del car naming e pare di essere ora in una fase storica in cui questa tendenza torna a galla. Ad un livello generale si può constatare che un naming alfanumerico tende a cementare l'immagine del brand principale, mentre un naming non alfanumerico tende a "personalizzare" maggiormente un singolo prodotto. Voglio dire che se Citroën è ricorsa per una periodo a nomi come C1, C2, C3, C4, come ha fatto Audi, ha inevitabilmente dato una spinta e lustro al brand principale (Citroën), conferendo tuttavia una personalità distinta ai singoli modelli. Si tratta di scelte, spesso anche ondivaghe, che possono seguire sia nuovi corsi di design o ingegneria sia mode. L'unica cosa che ci resta da fare è seguirle e distinguerne gli andamenti.

lunedì 16 ottobre 2017

Il naming di Kia Stonic

The name 'Stonic' combines 'Speedy' and 'Tonic,' which refers to the first and last note in the musical scale," si legge in rete su "Autoblog". "Thus, 'Stonic' suggests that the vehicle is agile and offers something new and fresh in the compact SUV segment". Insomma un naming che suggerisce agilità e freschezza nel segmento dove va a collocarsi. Di certo ricorda anche "stone", cioè qualcosa di inerte. E il finale in -nic di certo qualche rinvio a Scenic di Renault sembra offrirlo, non fosse altro per lo stesso numero di lettere del nome e la lettera iniziale. (D'accordo, Scenic e Stonic non sono auto in concorrenza.) Sempre "Autoblog" ricorda la vicinanza con Chevrolet Sonic. Naming eccentrico e stravagante, dunque, come capita spesso con le auto coreane le quali, sempre più, si fanno largo anche in Europa.

lunedì 26 giugno 2017

Perché il nome Volkswagen Arteon

Nel settore della auto executive o premium si è affacciato un nuovo naming in casa Volkswagen. Dopo la CC, berlina coupé 4 porte, è arrivata Arteon. Il nome si configura come combinazione e fusione delle parole "art" e "eon". Per la casa automobilistica si tratta di un'auto di punta rappresentativa di una "new progressive design language". Nell'articolo appena linkato leggiamo anche: "VW said the name Arteon is made up of two component parts: "Art" describes its "harmonious lines and emotionality." The ending "eon" identifies it as a premium model, in the same way as VW's top model for the Chinese market, the Phideon." Questo è un esempio di come il suffisso sia utilizzato per inquadrare il modello all'interno di un certo segmento, cioè quello premium o executive. 

Il naming delle auto si conferma ancora molto legato a prefissi e suffissi e questa tradizione, di matrice ingegneristica, si conferma ancora vitale. Diverso il caso di modelli di auto che nascono come avulsi da una serie, come potrebbe essere ad esempio il caso di una piccola come la "Seat Mii". In questo secondo caso si privilegia una forte personalizzazione del nuovo modello d'auto. Non vi è ancora una regola, ogni casa ne segue di proprie (Renault ad esempio per il segmento premium ha adottato il nome Talisman). 

sabato 25 febbraio 2017

I nomi di Alfa Romeo

Il 2017 sarà un anno importante per la casa automobilistica Alfa Romeo, l'anno di lancio di un proprio SUV denominato Stelvio. Lo slogan è in realtà "Quando finisce il SUV, comincia Stelvio", come a ribadire la volontà di molte case costruttrici a giocare a spostare il confine delle etichette che continuamente si cercano per catalogare le auto che escono (lo slogan sembra quasi suggerire che l'era del SUV è finita e incomincia qualcosa di simile ma diverso, di cui Stelvio è capofila). Dando un'occhiata simultanea al parco nomi di Alfa Romeo emerge chiaramente un gusto per il richiamo della heritage di marca. I modelli attualmente presenti nel sito sono Giulia, Giulietta, 4C, 4C Spider, Mito e appunto Stelvio. Se Giulia e Giulietta richiamano la storia del "Biscione" (così si trova denominata la casa di Arese), Mito mi pare, di tutti quanti i nomi, il più innovativo. Si tratta di un nome che naturalmente, oltre alla parola di dizionario carica di significato e alone, rinvia anche alle sigle delle province dell'asse Mi-lano e To-rino. Per quanto riguarda Stelvio, è chiaro che si tratta di un naming di ispirazione geografica, dal Passo dello Stelvio. I nomi d'auto di ispirazione geografica hanno una lunga tradizione, in Italia e non solo. C'è chi li ama e chi li sconsiglia. Stelvio è un nome che offre una connotazione montana all'auto, che vuole richiamare il piacere di guida che si può trovare tra i tornanti. La parola "Stelvio" è in sé interessante, da un lato c'è la sillaba "stel-" che richiama anche l'acciaio, dall'atro "-vio" che richiama concetti come "via", "velocità". Resta però che per chi sa cos'è lo Stelvio, la percezione geografica sarà sempre preponderante.

mercoledì 3 agosto 2016

Hyundai e il probabile abbandono della nomenclautra in "i"

Avete presente la nomenclatura delle auto Hyundai? i10, i20, ix20, i30, iw40 ecc. Stando a questo articolo, è propabile che questo approccio al naming scompaia nei prossimi tempi. Non è la prima volta che nel rilevante settore del "car naming" si ondeggia tra naming alfanumerici e naming "pieni e rotondi" oppure tra una armonizzazione e convivenza dei due sistemi di denominazione. Renault ad esempio un tempo era tutta sbilanciata sui numeri e non è escluso che ci ritorni, magari quando qualcun altro ne uscirà. Oggi però non mi pare di ci sia un solo modello di Renault che presenta una cifra nel nome. Citroën, Audi, Peugeot, Mercedes o Bmw sono tuttora fortemente sbilanciate nel numerico, magari accompagnato da una lettera. Fiat, presa dal recupero del vintage e della propria heritage (allora mi chiedo quando una nuova Uno? Tempo fa avevo visto delle foto della nuova 127...), fa convivere nomi numerici come 500 con nomi "tondi e pieni" come Tipo o Panda. 

Credo sia interessante osservare queste oscillazioni nei sistemi di nomenclatura delle auto. Penso che il loro successo o abbandono abbia molto a che vedere con il traino del brand principale e con la strategia di fornire "personalità" ai singoli modelli oppure con quella di imporre prima la "mother brand". Non credo comunque si possano trarre regole e principi generali sul "car naming" alfanumerico o su quello fatto di parole. Più semplicemente credo sia interessante ascoltare e capire le diverse motivazioni che fanno propendere ora per una strada ora per l'altra.

lunedì 4 luglio 2016

Naming e grattacapi, naming e opposizioni... ma poi succede un po' di tutto

Accando due auto per certi versi comparabili, Ford Ecosport e Kia Sportage. Certo, qualsiasi strategia punterà a dimostrare che un modello di auto è unico nella propria categoria, ma resta il fatto che quando una persona decide di acquistare un'auto si muove all'interno di auto paragonabili, spesso della stessa categoria (va detto che da un punto di vista di listino la comparazione non è possibile, ma stiamo guardando alla tipologia di automobile, per così dire "a prima vista" e d'impatto visivo). E nonostante si sia già detto delle difficoltà e dei grattacapi che crea il naming, nell'esempio che raduna i modelli Kia Sportage e Ford Ecosport notiamo che una parola importante ritorna nel nome di entrambi. Se nel caso della casa coreana "Sport-" è prefisso, nel caso della Ford "-sport" diventa suffisso. Anche se abbiamo presente tutti i discorsi che si possono fare e che abbiamo fatto sulle difficoltà di creare nomi massimamente distintivi, alla fine notiamo anche che due nomi contenenti "-sport-" in due auto potenzialmente concorrenti possono convivere. Al di là delle disquisizioni tecniche, tornando ai nomi, forse è proprio la grande diffusione della parola "-sport-" (una parola passepartout quasi, quindi non così distintiva) a rendere possibile questa compresenza di nomi.

lunedì 27 giugno 2016

Concerto, Sorento, Sonata o Cappuccino: l'italiano che piace in Oriente

Da Honda Concerto a Kia Sorento, da Hyundai Sonata a Suzuki Cappuccino (nella foto a lato): l'italiano non dispiace affatto alle case automobilistiche d'Oriente e spesso è stato chiamato in causa per la denominazione di nuovi veicoli. Al di là di una fonetica ritenuta gradevole (supponiamo questo, innanzitutto), sarebbe interessante scoprire perché di volta in volta delle parole della nostra lingua sono chiamate in causa per denominazioni così importanti (il car naming è spesso la vetta del naming, anche in termini di investimento, lo abbiamo ricordato più volte). Prendendo a esempio i quattro casi sopra citati notiamo che la musica, i luoghi e il cosiddetto stile di vita italiano nell'ambito food&drink sono le motivazioni che conducono verso scelte di naming italofone. Curioso però che in un settore a così netta vocazione "nazionalista" come si è spesso manifestato quello automobilistico, una casa costruttrice si rivolga a un'altra lingua per la denominazione. Ve la vedete una Renault con un nome dal suono germanofono oppure una Skoda dal suono francese? Di certo le cose stanno cambiando anche qui, e il binomio nazione-casa costruttrice avrà forse sempre meno senso...

sabato 30 aprile 2016

Renault sceglie "Talisman" per il naming della nuova ammiraglia

In un momento propizio, tra dati di vendita del comparto che tornano incoraggianti e diesel-gate vari, Renault presenta la nuova auto-ammiraglia, cioè un'auto che va a competere in sostanza nel segmento E, quello dove solitamente dominano i modelli delle case tedesche. Si tratta di un segmento non tra i più vivaci, ma che comunque presenta una certa rilevanza, non solo in termini di immagine e reputazione. Di questi tempi si muove su questo segmento anche l'altra francese Citroën, che presenta C6. Nel caso di Renault leggiamo nella pagina Wikipedia dedicata a questo modello che "Il nome Talisman è stato ripreso da quello di una concept-car Renault presentata nel 2001 al Salone di Francoforte". Un naming che parte dal lontano quindi. L'alone semantico rimanda a un oggetto con proprietà magiche e soprannaturali. Da notare come ad un livello sonoro sia un nome molto vicino ad un altro nome della losanga (Megane).

domenica 10 aprile 2016

Errori di naming nel settore automobilistico

Questo è il post da tirar fuori tutte le volte che si parla di errori di naming, con particolare riferimento al settore automobilistico (car naming). Il car naming, almeno all'epoca d'oro del naming (non che oggi i nomi non siano richiesti, anzi, solo che forse è diventato più difficile farne un business specialistico fiorente per chi offre servizi di naming) credo sia stato il sogno di tutte le agenzie specializzate nel dare i nomi ai prodotti e ai brand. L'auto rappresentava sicuramente il prodotto per il quale le aziende disponevano dei budget di naming più sostanziosi. Ciononostante si poteva miseramente fallire anche a nominare una nuova auto, e non c'è certo da stupirsi, visto che il naming non è una scienza, bensì una pratica che si avvale anche di apporti scientifici e che cerca di "ridurre il rischio" nel caso di una creazione di un nuovo nome. Questo post riassuntivo ci porta dentro un breve elenco, allungabile anche da parte dei lettori se lo desiderano, dove si trovano alcuni clamorosi flop del naming di auto. Ne ricordiamo alcuni, fra l'altro noti a tutti gli esperti, ma sempre "richiestissimi" da chi vuole sorridere per un nome davvero nato male: Mazda LaPuta (qualche problema in spagnolo), Mitsubishi Pajero (e anche qui qualche problema con lo spagnolo), Nissan Moco (sempre in spagnolo i problemi: "caccola"), Chevrolet Nova (e secondo voi cosa potrebbe voler dire in spagnolo, stavolta?), Honda Fitta (dispregiativo norvegese e svedese per una donna) e poi l'arcinoto caso di Fiat Ritmo, che nel Regno Unito rimandava direttamente al ciclo mestruale.

sabato 13 febbraio 2016

Ateca è il nome del primo SUV di Seat

Seat propone il primo SUV della propria storia con il nome Ateca. Da quel che sono riuscito a ricostruire, in rete circolava il nome Aran, ma il nome dell'auto da poco in vendita è appunto Ateca. Probabilmente Aran non s'è potuto utilizzare (Aran ricordava molto Sharan, un modello Volkswagen). Colpisce la vicinanza al suono di Altea, nome di un'altra vettura di Seat (stessa sequenza vocalica, con la lettera "a" ad aprire e chiudere). Da un punto di vista generele Seat conferma la strada dei nomi geografici, una strada già altre volte perseguita nel "car naming", anche con qualche storpiatura (pensate alla Kia Sorento). I nomi geografici sono interessanti (i poeti ci ricordano spesso il fascino dei toponomi), anche se a volte possono risultare insidiosi, soprattutto quando il toponimo è abbastanza noto. Per evitare queste insidie si opta solitamente per nomi di località non molto conosciute (Ibiza naturalmente aveva fatto eccezione, così come Alhambra a dire il vero, mentre Tiscali è un naming geografico, da un villaggio nuragico della Sardegna). Altea e Ateca (così come Aran) sono naming geografici. Considerando il nome della piccola Mii (il modello più piccolo di Seat) e di Leon ci si chiede se la casa spagnola adotterà prima o poi una strategia di naming unificata: geografia o altri criteri. Per ora si tende non sganciarsi del tutto da un certo "iberismo" nel naming, sancito da Ibiza, il long-seller della casa automobilistica di Martorell.

lunedì 24 novembre 2014

Il nome Cactus per la nuova Citroën C4

Sicuramente il design è di rottura, come nell'indole storica del brand Citroën. Ma non è il design che ci interessa, anche se sicuramente il rapporto che si crea tra design e naming è qualcosa di interessante da monitorare (ad esempio, non di rado un naming rinunciatario depotenzia un design innovativo). Per questa nuova auto c'è un nome nel nome, ovvero gli Airbump, la tecnologia dei nuovi alveoli-paraurti morbidi immediatamente visibili sulla carrozzeria e fortemente caratterizzanti. L'estetica del Pluriball ha fatto il suo ingresso nel mondo dell'auto tanto che questa è stata definita "first bubble-wrapped car". Il progetto si inserisce nella sedimentata gamma C4 con il nome di "Cactus". Perché Cactus? Probabilmente, così come le spine dei cactus e delle piante grasse in genere servono a proteggere, anche l'innovazione degli Airbump serve a proteggere e questo si è voluto comunicare con il nome Cactus. Sicuramente si è previlegiato l'aspetto protettivo delle spine dei Cactus, non quello "offensivo" (pungono anche, in fin dei conti), anche perché quelle cellule morbide, alla vista, appaiono da subito inoffensive. Penso sia comunque un segnale che evidenzia ancora una comunicazione incentrata sulla sicurezza di chi sta nell'abitacolo. Verrà probabilmente il momento di una macchina "altruista", che concentrerà la propria attenzione comunicativa (e magari il proprio nome) sulla protezione di chi sta fuori dall'abitacolo, a passeggiare o a correre, in bici, in scooter o in un'altra auto. Potrebbe essere un'interessante strategia comunicativa nell'affollatissimo mondo delle promesse pubblicitarie lanciate dalle nuove auto.

lunedì 20 gennaio 2014

Naming di auto con i poeti. Quando Ford si rivolse a Marianne Moore...

Steve Rivkin, autore di "The Naming Newsletter", ha riportato alla luce in un post interessante un caso di naming che coinvolse un poeta. In realtà stiamo parlando di una delle principali esponenti del Modernismo: Marianne Moore. L'azienda che si rivolse alla Moore fu nientemeno che Ford, cioè l'azienda d'auto per antonomasia negli Stati Uniti, almeno per buona parte del secolo scorso. A questo link potete leggere l'interessante lettera con la quale il management di Ford coinvolse la Moore: l'obbiettivo è ricorrere a un poeta per provare a tirarsi fuori dalle secche del naming e dal "dilemma" di dover trovare un nome per un veicolo sul quale l'azienda ripone grandi aspettative. Correva l'anno 1955 e nella pagina che vi ho riportato potrete scoprire retroscena molto interessanti della corrispondenza tra la casa automobilistica del Michigan e l'autrice originaria del Missouri: dal "brief" fornito da Mr. Young del Marketing Research Department di Ford alle prime risposte della Moore, la quale pensa di coinvolgere il fratello. Lo scambio ingrana bene e si legge in modo appassionante.

Ps. per gli appassionati di storia dell'auto: stiamo parlando della Ford Edsel.

lunedì 6 maggio 2013

Nissan Juke. Dal Jukebox è stata tolta la scatola?

Interessante la scelta di Nissan di chiamare Juke l'auto che vedete a sinistra, contraddistinta da linee assai peculiari. Il rimando al celebre e universale "juke-box" è evidente, ma a questo è stato tolto un pezzo, la scatola. Si ritorna a "juke", parola che che pare legata anche all'inglese "to jouk". Il "seme negativo" della storia della parola "juke", che è poi, in fin dei conti, legata all'etimo di "jukebox" (quei posti rurali dove si servivano alcolici, si ballava e dove talvolta si poteva giocare d'azzardo) è completamente "dimenticato", in parte grazie all'alone mitico e di senso fornito dal jukebox a livello planetario. Questo ragionamento però forse vale soltanto per noi europei. In realtà è assai probabile che il marketing di Nissan abbia optato per "Juke" in omaggio alle finte del football americano, giocando sulla corazza/carrozzeria peculiare di questo veicolo e alle sue "destinazioni d'uso". In sostanza, più sport, astuzia e abilità che musica in questo nome. O forse... anche l'auto buona "per fare il giro dei bar" (altro significato del verbo "to juke").

sabato 23 marzo 2013

LaFerrari, nome semplice e complesso ad un tempo per la nuova Ferrari

Non credo sia facile trovare il nome per una nuova Ferrari che prende il posto della Ferrari Enzo. Anzi, credo sia maledettamente complicato scegliere un nome che sintetizzi il lavoro che sta alla base della progettazione e della realizzazione di un'auto del genere, prodotta in 499 esemplari. Complicato perché suppongo che ogni volta ci si scontri con una storia e con la cosiddetta heritage di un brand stratosferico, conosciuto in tutto il mondo, forse uno dei brand più noti in assoluto, un brand che ho sentito pronunciare quasi bene persino da persone cinesi, nonostante le tre "r" che ha al suo interno! Per scegliere un nome in casa Ferrari credo insomma serva una buona dose di pazienza e di consapevolezza della lunga, delicata storia che il cavallino ha alle spalle. I paletti per le operazioni di naming diventano quindi più grandi, anche se non è detto che non si possano aggirare con la creatività. Si sa che un nome "sbagliato" farebbe discutere, il nuovo nome non può permettersi di scontentare, deve essere giustificabile e giustificato. Probabilmente un nome in casa Ferrari non potrà mai essere provocatorio o esagerato, bensì calibrato all'interno di un cosmo (e quindi un universo ordinato) che ha regole ferree, non solo ingegneristiche ma pure cromatiche (rosso, nero, giallo ma anche bianco e verde). Queste mie convinzioni sulla difficoltà delle operazioni di naming nel caso dei brand più blasonati hanno trovato conferma in una battuta di Montezemolo dedicata proprio agli ultimi nomi scelti dalla casa di Maranello e raccolta in un'intervista apparsa su Omniauto:

"Ho voluto scegliere personalmente tutti i nomi: F50 era importante perché era la prima macchina della mia gestione dopo la F40 e volevo dare un segnale di continuità. La Enzo era la vettura più innovativa del momento e l’ho voluta dedicare al nostro fondatore, ricordando anche il ciclo di successi nel mondiale di F.1 nei primi anni del 2000. E dopo aver chiamato una vettura Enzo, era difficile dare un nome alla successiva: siccome non potevamo chiamarla Dio, allora ho scelto il nome LaFerrari, perché volevamo dare la sensazione di eccellenza: non è una Ferrari, ma LaFerrari, la summa di tutto quello che è la nostra azienda. Ed è l’antesignana di ciò che nei prossimi anni cinque o dieci anni trasferiremo sulle nostre vetture del futuro".

In retorica il nome LaFerrari potrebbe essere definito tautologia: ripete, ribadisce qualcosa di già noto senza aggiungere nulla. Questo almeno in apparenza. Eppure LaFerrari è un nome che innova, inserendo l'articolo determinativo davanti al brand "Ferrari" e generando una parola nuova così vicina al brand name d'origine. Una parola-nome vicina eppure non sovrapponibile. Quest'operazione dà origine ad una serie importante di apparati comunicativi, come il logo e il nome di dominio del sito dedicato al lancio mondiale, che è appunto laferrari.com. Cosa imparare da questo? Mai fidarsi delle apparenze: anche un nome apparentemente semplice, che sembra quasi rinunciatario, in realtà è il risultato di approfondite riflessioni sul naming, tanto più se il nome da salvaguardare è Ferrari.

sabato 19 gennaio 2013

Sul naming di Škoda Citigo

L'altra sera ho intravisto lo spot della Škoda Citigo e l'occhio mi è caduto sul nome, su quali lettere si è scelto per un nome pronunciato come l'unione di "city+go". Premetto intanto che credo sia evidente la volontà della casa automobilistica di giocare a viso aperto la propria partita nella categoria delle city car, sin dal naming stesso, che sfiora, almeno nella prima parte, il naming della category stessa. Mi ha incuriosito la scelta di optare per una "i" e non per la "y". Se l'auto si fosse chiamata Citygo, come qualcuno poteva supporre, forse sarebbe stata troppa (almeno a livello visivo) la vicinanza con un nome di un'auto concorrente, la Toyota Aygo, proprio per il finale con le stesse tre lettere. Già inserendo una "i" al posto della "y" le cose cambiano notevolmente e così non sussiste più il pericolo di confondere i nomi Aygo e Citigo. Dopo lo spot mi è rimasta qualche perplessità, non certo sull'auto che probabilmente confermerà il buon momento della casa costruttrice di Mladá Boleslav, ma proprio sul naming della stessa. Sicuramente quando si acquista un'auto del genere è importante l'affidabilità e il prezzo contenuto che si paga per un'auto dalle dimensioni altrettanto contenute. In sostanza si bada al sodo. E su questo non entro nel merito, anche perché nel rapporto qualità-prezzo la casa è forse tra le marche più ben posizionate. Tuttavia mi sono anche detto che se il nome Citigo è in grado di posizionare, forse rischia di non emozionare o evocare (se non quegli scenari urbani affrontati con agilità di manovra e impliciti nelle dimensioni e nella carrozzeria dell'auto stessa). Allo stesso tempo, visto che suppongo che il naming sia stato valutato attentissimamente dall'azienda, ho concluso che quasi sicuramente un nome del genere dovesse servire a posizionare rapidamente un'auto in un segmento strategico precedentemente non presidiato dalla casa. A questo punto, se il naming risponde efficacemente a un'esigenza precisa, resta da chiederci soltanto della pronuncia. Qualcuno in Italia potrebbe leggere il nome proprio come si scrive, addirittura trasformando un nome da pronunciare tronco (anche se senza accento sulla "o") in una parola piana (Citìgo). La pronuncia corretta è invece suggerita dal già citato spot. Staremo a sentire se la grafia scelta per la parola-nome Citigo ingenererà anche pronunce non conformi.

(Un'altra parentesi che si potrebbe aprire è quella riguardante la fortuna del finale in -go in questa categoria di auto piccole. Pensiamo ad esempio anche a Renault Twingo o a Fiat che aveva pensato di chiamare la nuova Panda "Gingo". Come noto poi la casa di Torino fece marcia indietro e recuperò lo storico brand Panda.)

giovedì 8 novembre 2012

Opel Mokka, naming d'auto coi memi?

Curioso e interessante il naming adottato da Opel per il "compact SUV" con il quale andrà a competere su questo segmento a quanto pare strategico. Ma non occupiamoci di vendite di auto (in questo periodo meglio evitare l'argomento) e rimaniamo al nome adottato. Quando ho visto la pubblicità con il nuovo nome, ho naturalmente pensato a quella moka per il caffè che ultimamente sembra perdere terreno a favore del caffè porzionato (alla faccia del refrain dell'ecostenibilità!). Wikipedia (esiste già la pagina Wikipedia del veicolo) recita "The Mokka name derives from the small, round coffee beans of the Coffea Arabica variety." Sembra chiaro il riferimento ai "memi" che forse hanno fatto definitivamente propendere per questa scelta. Si evoca quindi un chicco di caffè (caffè come qualcosa che dà la carica, ogni giorno, soprattutto nei momenti di stanchezza, di una bevanda sempre più "vincente" dei giorni nostri) e un "piccolo chicco", rimandando così alle dimensioni compatte di quest'auto, in una cornice da manuale di marketing in cui il nome serve soprattutto a posizionare il prodotto ("Your name is your most important weapon in the battle for the mind", sostenevano Ries e Trout).

Si tratta di un naming che suscita senz'altro curiosità, sorprendente e inatteso. Un buon nome può servire anche a tutte queste cose, a stupire. Non presenta particolari difficoltà di pronuncia e porta con sé valori positivi come energia, prestigio (quello legato alla varietà Arabica del caffè) e persino una certa rotondità di forme/design. In un articolo apparso sul sito Boldride.com leggiamo:

With all these features, the Mokka has been designed for people with active and refined lifestyles. This is also reflected in its name which is inspired by the small, round coffee beans of the prestigious Coffea Arabica variety. Mocha-based coffee beverages are sophisticated and cultivated, rich in character and full of energy. Just like them, the Opel Mokka is compact whilst big in attitude.

Il caso, nel suo complesso, è curioso perché mi ricorda chi ha provato a suggerire uno scenario in cui i "memi" di Richard Dawkins possono essere impiegati proficuamente in operazioni di naming. Provate anche a leggere questa pagina di Wikipedia. Forse il naming coi memi è già una realtà consolidata...

sabato 19 maggio 2012

Naming e fonosimbolismo #6: auto piccola nome piccolo, la nuova Seat Mii

Dopo Volkswagen Up ecco un altro nome piccolo destinato ad un'auto piccola (il gruppo automobilistico, tra l'altro, è lo stesso). Mi riferisco alla nuova Seat Mii, la piccola della casa automobilistica di Martorell. Sembra sedimentarsi una tendenza che vuole un nome piccolo (corto) per il brand di queste nuove auto dalle dimensioni assai contenute (pensate anche a Toyota IQ, che pure appartiene ad un altro segmento). Nel caso di Seat Mii, il valore di "piccolezza" è convogliato con il ricorso alla ripetizione della vocale "i", vocale piccola per antonomasia (pensate all'apertura di labbra necessaria per pronunciarla). Quando ho ricevuto il depliant pubblicitario (a volte le idee per i post di questo blog mi vengono a cercare... non sono io che cerco loro!) non ho potuto non pensare anche a Nintendo Wii, un altro nome di cui si è tanto parlato, molto vicino a Mii. Ho pensato anche al possessivo "My" e in rete poi ho trovato che si è già pensato al gioco di parole "My Mii" (in fin dei conti l'identificazione tra auto e possessore, nel caso di queste piccole citycar, è fin troppo evidente). Infine ho pensato che potesse essere un nome simpatico per le persone che amano i gatti. Per concludere ho pensato che in un'auto è più facile trovare un cane rispetto a un gatto. Infine (troppi infine?) ho immaginato che allora un nome del genere potrebbe prestarsi a una pubblicità ironica, con un cagnone dentro quest'auto il cui nome ricorda pure il miagolio... Insomma, il nome può diventare il fulcro di più leve di comunicazione.

lunedì 23 gennaio 2012

Animali, auto e nomi

Tra animali e auto corre un antico e fortunato legame. Pensiamo a Fiat (Panda), a Volkswagen (Lupo, Beetle). Oppure a Jaguar, che è il nome di un'intera casa automobilistica, non di un singolo modello. Gli animali hanno sempre ispirato il naming, nei più diversi settori (anche il nome di questo blog!). In quello automobilistico tornano con costanza, forse più nel mercato americano che in quello europeo. Una rapida ricerca mi ha restituito questo "33 cars named after animals":

1. Barracuda (Plymouth) 2. Beetle (Volkswagen) 3. Bison (Chevrolet heavy-duty truck) 4. Blackhawk (Stutz) 5. Bluebird (Nissan/Datsun) 6. Bronco (Ford) 7. Charger (Dodge) 8. Cheetah (rare 1960s high-performance sports car) 9. Cobra (Shelby, Shelby-Ford) 10. Cougar (Mercury) 11. Fox (Audi, Volkswagen) 12. Gazelle (Singer) 13. Honey Bee (Nissan/Datsun) 14. Impala (Chevrolet) 15. Jaguar (outgrowth of S.S. Cars, formerly Swallow Sidecars, Ltd.) 16. Lark (Studebaker) 17. Marlin (AMC) 18. Mustang (Ford) 19. Pinto (Ford) 20. Rabbit (Volkswagen) 21. Ram (Dodge) 22. Road Runner (Plymouth) 23. Sable (Mercury) 24. Skylark (Buick) 25. Spider/Spyder (Porsche) 26. Stag (Triumph) 27. Sting Ray/Stingray (Chevrolet Corvette) 28. Super Bee (Dodge) 29. Thunderbird (Ford) 30. Viper (Dodge) 31. Wasp (Hudson) 32. White Eagle (Kissel) 33. Wildcat (Buick)

Volkswagen, ho già scritto in apertura, lega la propria storia aziendale a nomi di animali (nomi persino tradotti, come nel caso del Beetle, e tradotti non univocamente: in Italia registriamo la curiosa coesistenza nei parlanti di Maggiolino e Maggiolone). Ultimamente sono rimasto colpito dallo spot coi ricci (animale apparso giocherellone anche nello spot di una spugna da cucina, tra l'altro). A chi non è capitato di incrociare in auto un riccio mentre attraversa la strada? Guardatevi lo spot della nuova Golf che sembra trarre il proprio spunto da questo legame sedimentato tra animali-nomi-auto e da queste storie di ricci che attraversano la strada. Chi pensa alla sicurezza dei ricci? A questo interrogativo sembra rispondere la storyboard di questo spot. Questo per dire che a volte il naming e le "tradizioni" di naming si riversano quasi inconsciamente anche su determinati percorsi di comunicazione del prodotto che vanno oltre il semplice nome. 

Per concludere, un'incursione leggermente fuori tema sugli spot di Volkswagen può starci: davvero se ne vedono pochi di così belli. Questo dei ricci che trovate alla fine, quello dedicato a Passat con il bambino che gioca a travestirsi da Dart Fener di Guerre stellari (il finale fa ridere), oppure il commercial della Cabrio di tanti anni fa che ha contribuito, a suo modo, alla nuova scoperta di un artista eccezionale come Nick Drake, con la colonna sonora tratta dalla stupenda Pink Moon. Non di rado gli spot sono le cose più interessanti che transitano sulla agonizzante tv generalista.


giovedì 30 giugno 2011

Numeri per nominare. Una scelta sempre controversa

Cifre all'interno di brand names ne troviamo tantissime. Pensiamo alle auto (C1, C2, C3, A1, A3, A6, 207, 3008 per stare ad alcuni prodotti in commercio). Ma quello delle auto non è forse il migliore esempio, visto che da decenni queste oscillano tra naming verbali, naming numerici o naming alfanumerici.

Pensiamo anche a un prodotto meno scontato, come le scarpe 373 di New Balance a lato, dove il product name è posto in evidenza nella linguetta. Oppure pensiamo al profumo 1881 di Cerruti (altro nome palindromo) o a Il Sole - 24 Ore che applica la cifra 24 a molti nomi dei suoi prodotti editoriali (Nova 24, Job24, Casa 24, Radio 24).

Anche su questo argomento, tra gli addetti ai lavori, si può leggere di tutto. Chi vede di cattivo occhio i nomi numerici/alfanumerici sostiene che sono poco evocativi, faticano a creare personalità nel prodotto, subiscono cambiamenti di pronuncia a seconda del paese dove vengono utilizzati.

La realtà è differente e non si può parlare in termini assoluti di quella che è comunque un'opzione di naming che assume significati diversi a seconda dell'ecosistema del brand nel quale è applicata. Capiamo intuitivamente il significato dato all'operazione di Audi o Citroën che chiamano le proprie auto A4 o C4: si impossessano di una lettera (iniziale), creano trasversalità e uniformità di contenuti (anche di design, all'interno di una stessa serie di auto uscite in tempi ravvicinati), creano implicitamente attesa (ad esempio A1 è uscita dopo A3, A4 o A6). Così 373, anziché essere un'"anonima" cifra, spinge, quasi subliminalmente, a interrogarsi su quelle tre cifre così visibili in molte calzature New Balance dalla quale ci aspettiamo ormai naming numerici di tre cifre (e che però domani potrebbe stupire tutti con un naming numerico a 4-5 cifre). Per Cerruti, 1881 rappresenta un marchio in portafoglio e la data di fondazione dell'azienda (heritage di marca). Come si può evincere, nomi numerici e alfanumerici inseriti all'interno di una precisa strategia aziendale e di marca sono spesso la spia di un precisa tattica di marketing e comunicazione e, anche in questo caso, gli estremismi che li vogliono belli/brutti, efficaci/inefficaci lasciano davvero lo spazio che trovano.