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sabato 12 marzo 2016

Dopo Mondazzoli c'è Stampubblica

Le notizie sono anche una questione di naming. L'ho scritto più volte e lo ribadisco. Sono una merce fra le altre, una merce che viene spesso impacchettata e venduta con lo stesso nome da più aziende giornalistiche. Una peculiarità del naming di notizie è nella mancanza di una sorta di gara tra varie aziende giornalistiche a dare un nome "proprietario" a una data notizia. "Mucca pazza" era infatti "mucca pazza" più o meno per tutti e nessun giornale si distingueva per un naming originale e "proprietario" (per tutti c'era la variante scientifica "BSE"). Questo aspetto probabilmente si interseca con la dimensione pubblica della notizia. Ad ogni modo, venendo ai fatti di questi giorni, c'era da aspettarselo che dopo Mondazzoli arrivasse Stampubblica. Diciamolo, Mondazzoli era più efficace. Stampubblica sa un po' di forzatura creata per l'analogia di situazione che si è creata (non altrettanto analogo sembra stato lo strascico di polemiche). A lato vedete il titolo di un articolo apparso su "Il Fatto Quotidiano", qui. Si tratta di un titolo interessante, prevede ben due naming: oltre a "Stampubblica" c'è pure "l'operazione TO-RO", dalle sigle delle due città, che sa un po' di car naming, come quell'Alfa Mito che nel nome rendeva omaggio all'asse Milano-Torino.

giovedì 30 gennaio 2014

Perché il nome "Italicum"? Un appunto su quello che si configura come un errore di naming

Capiamo tutti la necessità di dare un nome o soprannome a una nuova legge elettorale. La notizia è una merce e come tale la si vende. E di questi tempi le leggi elettorali fanno notizia in Italia. La notizia si vende meglio se ha un nome e le redazioni dei giornali hanno fatto propria questa convinzione da tempo. Fin qui tutto normale. Avere anche un "nome di lavoro", comodo da usare per una nuova ipotetica legge elettorale, semplifica le cose, crea inoltre un effetto di realtà, come fosse già tutto pronto. Facile poi che il "nome di lavoro" diventi il nome definitivo della legge, almeno nel linguaggio giornalistico e in quello di tutti i giorni. Ma allora perché ricorrere a "Italicum", dopo che il "Porcellum" (o il "Matterellum"), con quel suffisso così caratterizzante in -um, si è creato la pessima fama che tutti conosciamo? Si capisce la volontà di allontanarsi dai vari sistemi elettorali europei che in questo nome non figurano più come ispiratori della legge. A mio avviso però la scelta di "Italicum" si configura a tutti gli effetti come un grossolano errore di naming. Detto questo, il nome "Italicum" non suggerisce nulla sull'ingegneria elettorale retrostante all'idea della nuova legge elettorale. Perché non sono ricorsi a un nome più "chiaro e trasparente", che provasse a spiegare qualcosa dei principi ispiratori della legge? "Italicum" è davvero troppo generico, dice tutto e niente. Non posiziona granché nella testa delle persone, forse un suono e pure antipatico. (Credo che il presidente Obama, così attento ai vari tasti della comunicazione, non si sarebbe lasciato scappare un errore del genere.)

sabato 25 agosto 2012

Il naming in meteorologia

Tempo fa feci a meno di scrivere sul naming degli uragani, anche se l'argomento era all'ordine del giorno e forse meritava un post. Dopo una simile estate, dove la mitologia s'è fatta meteorologia, qualche breve appunto sul tema del naming in meteorologia va fatto.
Dare un nome alle ondate di calore ha senso perché forse agevola la comunicazione, consente paragoni, più facili archiviazioni, statistiche e comparazioni a distanza di anni. Ma soprattutto il naming in meteorologia è stato ampiamente abbracciato dal giornalismo. L'ho già scritto, parlando di "naming delle notizie": la notizia è una merce tra le altre, anche se delicata, con uno statuto proprio e peculiare (almeno nella teoria). E per vendere un prodotto-notizia potenzialmente "vuota" come il caldo o il freddo, disporre di alcuni nomi-brand può essere un vero e proprio aiuto. Tutto questo si inquadra poi dentro una cornice del tutto peculiare di grande, a volte incomprensibile, interesse per il meteo. App per cellulare, siti che spopolano con picchi di traffico inimmaginabili, discorsi d'ufficio sul meteo anche quando ci attende un weekend indoor. Se ci pensate, c'è qualcosa che non va in tutto questo strano interesse per il meteo, che poi è un interesse frammentato, da bar (come spesso è stato anche in passato), rigorosamente concentrato sull'oggi e che non lascia spiragli a un interesse per l'evoluzione meteo e climatica nel lungo-lunghissimo periodo. In questo quadro, un nome come "Caronte" aiuta a vendere meglio il prodotto-notizia relativa al meteo. Allora sembra quasi di poterlo domare questo caldo dal nome di "Caronte", fa forse meno paura se conosciamo almeno il suo nome, il suo volto, "dimonio, con occhi di bragia".

martedì 4 ottobre 2011

Merkozy. Il naming dell'economista Nouriel Roubini















Già da qualche tempo, da quando i due uomini di stato ritratti qui sopra hanno cominciato un articolato lavoro in tandem, il linguaggio giornalistico ha fatto propria l'espressione Merkozy. L'utilità è evidente. Si tratta di un'etichetta comoda per riferirsi a quello che è considerato il duo del potere nell'Europa attuale. Dal momento che le notizie riguardanti questo "asse" diventano copiose, ecco arrivare l'economista Nouriel Roubini con questo gradevole neologismo. Pare proprio che il neologismo abbia fatto breccia e abbia colto un "bisogno latente" di veicolare un certo messaggio o un certo genere di notizia in modo sintetico, univoco e caratterizzante. Nouriel Roubini dimostra inoltre buone capacità di namer! Ha infatto sfruttato il gruppo di lettere centrali che accomuna i due cognomi (meRKel e saRKozy) e ha optato per un naming che lo recuperasse, assonante coi nomi di partenza, con l'invarianza del gruppo di lettere RK al centro: meRKozy. Ho cercato con google.com "merkozy" e il motore di ricerca restituisce circa 77.500 risultati. Merkozy insomma funziona, almeno a livello di naming! Una riprova che a volte esistano namers insospettabili e anche capaci e che le esigenze di naming nel mondo della notizia siano più frequenti di quanto si possa immaginare.

lunedì 12 settembre 2011

Tradurre 9.11 con 11.9

I giornalisti italiani ormai parlano della tragedia e degli attentati datati 11 settembre 2001 come di 11.9. Probabilmente, una decina d'anni fa non avrebbero fatto questa traduzione calco di "Nine Eleven" ricorrendo alle sole cifre. Evidentemente hanno colto qualcosa nell'essenzialità magnetica di quelle due cifre separate spesso da un punto. E si sono adeguati, ovviamente adattando il naming di questa notizia al sistema di datazione italiano.

Non so cosa ne pensate. Personalmente non lo trovo un gran segnale di salute per la lingua del giornalismo italiano. 9.11 è una sequenza di cifre che ha un significato ben preciso nella lingua inglese e nell'immaginario internazionale. L'inversione delle cifre, con il mantenimento dell'impostazione numerica anglosassone, dà origine ad un naming di notizia infelice. Preferisco quei giornali che hanno scritto "11 settembre": o importiamo un naming di notizia così com'è o lo traduciamo (con tutto quello che la traduzione comporta). Questo il mio pensiero.

mercoledì 8 giugno 2011

Batterio Killer. Il naming delle notizie

Sarebbe stato più facile inaugurare questo blog con delle riflessioni legate al brand naming. Comincio invece parlando di un argomento d'attualità.
Il batterio che sta impensierendo cittadini, agricoltori, istituzioni in genere pare sconosciuto. Tale idea era forse difficile da tollerare, ed ecco allora che è arrivato il primo naming per la notizia: "cetriolo killer". Povero cetriolo, che già non godeva di un'immagine con forte appeal nel mondo dell'ortofrutta. Poi si è capito che il cetriolo non c'entrava più di tanto. Ecco allora essere chiamati in causa i germogli di soia, ma anche per questi non vi è certezza. Nel frattempo, il naming della notizia era mutato: batterio killer.

C'è un profondo bisogno di dare un nome alle notizie, che in fin dei conti sono merce tra tante altre e la merce, si sa, se brandizzata si vende più facilmente. Questo bisogno poi sembra accentuato negli ultimi anni. Avrete notato come nei giornali e su web le titolazioni, almeno in Italia, abbiano spesso questa struttura: "Naming della notizia + virgola + altro testo a completamento del titolo".

Batterio killer significa "batterio assassino". Ma ce lo immaginiamo un titolo del genere, in italiano? No, spaventerebbe troppo. "Killer" è forse percepita come parola addomesticata? Ce lo immaginiamo questo batterio sconosciuto personificato come un assassino? Forse no, ma come un "killer" sì.

"Batterio killer" è comunque un naming più rispettoso dello stato attuale. Se non ci si fosse precipitati a parlare di "cetriolo killer", nei negozi di ortofrutta non troveremmo la parola "nostrani" sottolineata sette volte nei cartelli posti accanto alla cassa di cetrioli. Già parlare di "cetrioli killer" sarebbe stato meno impattante, perché avrebbe implicitamente condotto l'attenzione su una ipotetica partita di cetrioli infetti, non sul cetriolo al singolare e, pertanto, sull'universalità dei cetrioli.