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mercoledì 23 maggio 2018

La creazione del nome di dominio tra brand e parole chiave

Nella creazione di nomi di dominio, attività quotidiana che riguarda sicuramente molte persone nel mondo, ci si trova spesso ad affrontare - in tutta velocità - un bel dilemma. Il nome di dominio infatti seguirà l'attività economica o il prodotto che intende veicolare su web. Ora, come sotto gli occhi di tutti, pare vi siano due strade principali per la creazione di nomi di dominio: da un lato la ricerca di una parola brand che posizioni il prodotto, il servizio o l'azienda (fu il caso di subito.it, oggi a tutti gli effetti vero brand del digitale), e dall'altro la presenza di parole chiave descrittive che rendano più veloce e immediata la presenza del sito nei motori di ricerca (ad esempio il sito tele-cinema.it per chi cerca servizi di telecinema con il fine di restaurare, recuperare e digitalizzare filmati in pellicola). Chiaramente anche un dominio del secondo tipo può diventare brand, sebbene sia più difficile creare un brand a partire dall'unione di parole comuni che servono solo a favorire il traffico e l'indicizzazione sui motori di ricerca. In linea di massima quindi è bene porsi qualche domanda nel momento in cui si deve procedere alla registrazione di uno o più domini per un'azienda, cercare di essere lungimiranti, di valutare anche le parole più brevi e efficaci, inattaccabili da digitazione errata (nel riquadro in alto è sintetizzata l'operazione di rebranding grafico di subito.it, dove è sparita l'accozzaglia di prodotti stilizzati dentro la lettera "o" ed è sparito il ".it").


giovedì 25 agosto 2016

Acquistare parole-dominio per poi rivenderle come nomi di brand (ovvero brandable business names and domains for sale)

Chi si occupa di naming, ma anche chi è alla ricerca di un naming "veloce", sarà capitato in siti internet che si propongono come marketplace di nomi e domini al contempo, insomma di parole-dominio "brandizzabili" già pronte per l'uso in rete (anche se non verificate legalmente relativamente a un settore merceologico). Questi marketplace possono avere caratteristiche e qualità diverse, ma il denominatore comune è che a tutti gli effetti operano come siti di ecommerce nel mercato strano dei servizi di naming e propongono già, in anticipo, una lunga serie di parole-nome registrate come dominio internet (.com è ovviamente l'estensione più gettonata), qualcosa da acquistare come un libro o un paio di scarpe, infilare in un carrello virtuale, quindi pagare. Alcuni di questi si attrezzano a proporre il nome già vestito di un logo e addirittura suggeriscono in quale settore mercelogico il nome-dominio che propongono potrebbe funzionare bene (ad esempio nel settore alimentare, farmaceutico o dei servizi bancari). Ovviamente si tratta di un e-commerce a tutti gli effetti ed è curioso osservare l'oscillazione dei prezzi perché un prezzo alto potrebbe comunicare che il venditore già percepisce quella data parola-dominio come un buon nome in potenza. 

Mi pare evidente che questo genere di realtà trovi la propria ragion d'essere in una serie di fattori concomitanti:

1) la necessità che un naming nasca già disponibile per la registrazione di dominio (e quindi si è pensato bene di rovesciare il problema);
2) velocizzare i tempi di selezione e acquisto;
3) favorire un modello rapido di compravendita (ecommerce, a tutti gli effetti);
4) fornire un supporto a certe aziende che mancano di immaginazione;
5) determinare in modo certo e anticipato la transazione e il prezzo del naming (chi si occupa di naming sa come il prezzo possa essere una questione interminabile e frustrante).

Insomma, ecco il naming rovesciato. Anziché partire da un concept di prodotto o brand da nominare si acquista invece una parola-nome già pronta a essere dominio e, se si vuole, già vestita di logo e colori. Un esempio che farà sorridere gli amanti del gruppo islandese Sigur Ros? Brander.xyz (e manco sapevo esistesse il dominio .xyz) descrive il nome "Siguros" come "A hint of fun, a lot of energy, and a great deal of style…this domain name is perfect for a multitude of niches & markets. With a classy and very versatile logo to match, this name is certainly one of a kind. Entertainment, recreation, music, sports…this domain goes with literally everything."

Altri esempi di siti del genere? Eccoli elencati di seguito. Buona navigazione e, se vi avvarrete di questi siti, buoni acquisti.

www.brandbucket.com
novanym.com
www.brandroot.com
www.branddo.com
www.catchy.com (in quest'ultimo si propone un nome, "nuta", già vestito di un logo su cui Nutella potrebbe trovare da ridire...)

sabato 28 maggio 2016

Domini internet, rapido posizionamento organico e nomi descrittivi

Il perseguimento di un buon posizionamento organico sui motori di ricerca ha fatto sì che si sviluppasse tutta una serie di domini internet (e talvolta naming veri e propri) dati dalla combinazione di più parole chiave. Faccio un esempio che non ho verificato: se lancio un negozio di spazzolatura per cani è facile che possa affidarmi a un dominio internet come spazzolaturacani.qualcosa. Se l'attività ha come base operativa principale o comunque importante il sito web, questo potrebbe anche diventare un vero nome dell'attività, anche se si andrebbe contro i principi solidi del naming che vorrebbero evitati i nomi e le stringhe descrittive. Quel che però Internet ha introdotto, soprattutto per i business sempre nuovi che ambiscono a posizionarsi in pochissimo tempo, è proprio questa tendenza nel naming di dominio nonché talvolta nel naming vero e proprio. Si tratta di aspetti noti già da un pezzo. Non sono così convinto che questa strada sia sempre premiante. Certo, con un dominio come spazzolaturacani.qualcosa mi posizionerò alla svelta sui principali motori di ricerca con la ricerca tramite le parole chiave "spazzolatura+cani". Ad ogni modo sono chiari i moventi di queste scelte, mentre per i risultati e l'efficacia non mi pare esistano ancora delle certezze. Per finire e per restare aderenti al nostro esempio, se stiamo parlando di una catena o di un franchising di negozi spazzolacani allora va bene il nome di dominio descrittivo, se invece quel negozio ha un sito ma ha sede solo a Fontane di Villorba – ipotizziamo – tanto vale optare per un nome di fantasia. 

lunedì 26 maggio 2014

F**K project: un nome o più nomi per il beachwear

Qualche sera fa, passeggiando per una cittadina, notavo in un negozio di costumi e "beachwear" un cartello vetrina di un marchio a me prima sconosciuto e denominato F**K. Il riferimento alla arcinota parola inglese mi è parso subito lampante, con quegli asterischi che sostituiscono ovviamente una vocale e una consonante. Potete trovare il sito al dominio effek.it (non effekappa.it e qui invece mi pare risulti evidente il riferimento alla parola inglese "effect", scelta in linea e coerente per brand della moda). Insomma, sembra che questo brand di beachwear ambisca ad essere molte cose, sin dal suo nome. Troppe cose? Non credo. Credo infatti che la strategia nominale sia tutto sommato semplice. Il brand è e rimane a tutti gli effetti FK, pronunciato - presumo - all'italiana. I due asterischi agiscono quindi ad un livello quasi subliminale, collegandosi all'immaginario erotico del brand, ravvisabile dagli shooting fotografici.

lunedì 10 marzo 2014

Domini .me e .io: dal Montenegro al territorio britannico indiano due desinenze "strategiche"?

Penso sia utile tornare a parlare di naming e domini internet. Con la rete sembra cambiato, almeno in determinati casi, il modo di fare naming e quindi branding online. Prendete il caso di about.me, descritto così: "About.me makes it easy for people to learn about you and find your content. Create a free page in minutes with no coding required." In realtà .me sta per il Montenegro come .it sta per l'Italia e .fr per la Francia, ma è evidente che .me giocato in chiave di naming diventa una particella integrante del nome e del branding del nuovo sito, che pure non appartiene ad una società montenegrina. Per gli italiani allora perché non pensare al .io, dominio "Indian Ocean"? Se dovessi aprire un sito di un ipernarcisistico centro estetico valuterei bene l'opzione di prendermi un dominio .io, se questo fa gioco con l'attività di promozione online con cui magari intendo promuovere il centro estetico. Tutto questo serve a ribadire che l'architettura dei domini internet, come altre volte ricordato, diventa un pezzo importante da considerare nel puzzle del branding, soprattutto in quelle situazioni dove la rilevanza del web come canale viene prima di tutto. Quelle dei domini sono architetture mutevoli, spesso ritoccate da nuove regole e leggi. Tali aspetti del rapporto tra naming e domini internet sono tutt'altro che secondari. Anche la recente evoluzione, con la possibilità di acquistare i domini .bar .pizza .hotel ecc, diventa un'opzione in più per quella che si presenta come una nuova strategia di naming e branding online tutta da riconsiderare.

lunedì 15 luglio 2013

Ancora sul naming di app: il caso di Sellf (c'è un po' di ALCE in questo nome)

"Sell better. Live more" afferma il pay-off della nuova app denominata Sellf. C'è un po' la zampona di ALCE in questo nome, visto che si tratta di un mio contributo dato al team che ha lavorato a questo progetto. Quando Miriam Bertoli, che conosco da qualche anno e che è stata coinvolta nel gruppo di lavoro incubato in H-Farm, mi ha contattato con estrema urgenza perché a pochi giorni dal lancio stavano ancora con un nome-pilota che non li convinceva del tutto, è accaduto tutto molto in fretta. Non c'era molto tempo per fare lunghe liste e sedute di creazione. Nei rapidi scambi, ad un certo punto, dopo aver compreso cosa "fa" e cosa "evita" questa nuova app che nel sito dedicato invita a dismettere il vecchio CRM aziendale, ho suggerito queste parole:

[...] tra i vari nomi avevo pensato a SELLF, con due L, ibrido di SELL e SELF, mi pareva rendesse l'universo (quello delle vendite) e l'idea di automatizzazione/autotraining. La F finale poi rendeva l'idea di qualcosa di leggero, quasi come un soffio. Rimaneva corto e memorabile e inattaccabile da spelling errati. 

Il nome ha forse suggerito anche un domain name .io: www.sellf.io. Non si tratta di un tipo di dominio per i novelli Narcisi, bensì, più semplicemente, del dominio British Indian Ocean. Ma in Italia può suggerire qualcosa di legato all'io, alle app, al mondo degli smart phones, ormai le principali protesi dell'io.

lunedì 13 maggio 2013

Domai.nr, uno strumento utile per il naming e la scelta del dominio

Il naming presenta molti grattacapi e da un po' di tempo anche il grattacapo non più trascurabile della disponibilità di un nome di dominio adeguato. Un utile strumento per sondare in anteprima la disponibilità di domini secondo determinate parole-stringhe è domai.nr. Il dominio .nr sta per "Nauru", Oceania. Ormai è diffusa la pratica di acquisto di domini con suffisso "esotico", a maggior ragione se quel suffisso può fare un certo gioco in una data lingua o nell'ambito della lettura per esteso del dominio, senza punti (recentemente, ad esempio, sono stato contattato da una società italiana che si chiama Calicantus, come la pianta, che ha quindi provveduto ad acquistare un dominio calicant.us). Grazie a domai.nr potrete valutare in anticipo le possibili combinazioni di domini acquistabili o quelli sui quali magari potreste fare un'offerta d'acquisto. Provare le sue potenzialità e la sua utilità è semplice, fate un salto qui. Ad esempio, il sito di pagine personali ormai abbastanza noto about.me, non è altro che about seguito dal suffisso del Montenegro... e per gli italiani affetti da egotismo esiste anche il dominio .io, corrispondente ai territori "British Indian Ocean".

giovedì 23 giugno 2011

L'azienda e il naming tra vecchi e nuovi domini internet .impresa

Le operazioni di brand naming più articolate contemplano da tempo anche la ricerca di un dominio internet libero. Lavoro assai arduo, al quale si può ovviare aggiungendo un prefisso o un suffisso al brand name trovato, ad esempio newnameforyou.com oppure newnameonline.com. Alcune agenzie di naming estere hanno aggirato il problema, rovesciando la visuale: partono dall'acquisizione di parole-dominio che possono essere spendibili in ottica naming e le vendono (direttamente via web, si tratta di un e-commerce in sostanza) suggerendo già un possibile utilizzo in un determinato ambito merceologico. Un altro esempio su questa scia lo si può trovare qui.

Potremmo allora acquistare ipoteticamente i domini badratalquist.com e suadeor.com da una piattaforma di e-commerce dopo essere stati redarguiti, ad esempio, che il primo è particolarmente indicato per un farmaco con determinate caratteristiche mentre il secondo potrebbe calzare a pennello per un nuovo gustosissimo biscotto.


I vantaggi e gli svantaggi credo siano sotto gli occhi di tutti. Può capitare di fare l'affarone e acquistare un buon nuovo nome-dominio con poco e comprimendo al massimo i tempi, che in un'operazione di naming normale possono essere lunghi. Allo stesso tempo il rischio è quello di accontentarsi un po' troppo e rinunciare alle potenzialità di un naming "sartoriale", efficace e ben calibrato. Questi nuovi sviluppi piacciono forse ai "funzionalisti" del naming, i quali, in sostanza, affermano che il nome non importa poi molto e che è tutta una questione di prodotto o di altre leve di marketing (una posizione "estremista" che come tutti gli estremismi distorce la visuale sul naming e la sua centralità).

La situazione descritta qui sopra muterà in seguito al forte scossone di cui abbiamo letto in questi giorni, vale a dire il recente via libera dato da Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) ai domini .nomeazienda/nomedelbrand (sia esso la città di Amsterdam, ad esempio, o anche il nome di una star internazionale). Si inizia quindi a intravede uno scenario completamente nuovo per i domain names e per il digital branding. Facile pensare che i primi ad usufruire di questi domini saranno i megabrand planetari. Ma si tratta di un cambiamento rivoluzionario del naming system che aprirà scenari tutti da immaginare. Sicuramente un cambiamento epocale, che riguarderà da vicino i brand delle aziende e i soggetti che si occupano di brand naming, i quali potranno ritagliarsi una nuova strategica funzione consulenziale su scala globale.