
Recentemente la casa editrice Il Saggiatore, diretta da Luca Formenton, ha riproposto la storica denominazione de "Le Silerchie" come naming di una collana editoriale. Non sta riproponendo i titoli del passato, cioè di quegli anni Cinquanta e Sessanta in cui tale collana si affermò come fiore all'occhiello dell'editoria italiana, grazie all'intuizione felice di Alberto Mondadori coadiuvato da quel grande critico che fu Giacomo Debenedetti.
Ma cosa sono le Silerchie? Fu lo stesso Mondadori a spiegare il nome della collana a un lettore che s'era dimostrato incuriosito:
Via delle Silerchie è una strada
di campagna che si stacca dalla Nazionale Camaiore-Lucca, si inerpica
sulle prime balze delle Alpi Apuane, poi diventa sentiero tra i boschi.
Nell'ideare una collana di brevi libri attraenti e spesso illustri come
il paesaggio della Versilia (si passa fin da queste prime tappe per
Thomas Mann e Chagall, per Kafka, Alceo, Saffo, Jaspers), mi è parso di
invitare il lettore a una poetica passeggiata, come quella che offre la
via delle Silerchie, dove il paesaggio varia e si allarga di continuo.
Alberto Mondadori, dopo questa premessa alla Robert Walser, aggiungeva anche:
Siler, con il diminutivo
silercula, rametto di vetrice con cui si facevano bastoncelli magici
usati per scacciare le malattie e gli spiriti maligni, si offre
un'interpretazione della collezione. Una collana dunque che mette in
fuga malanni e malefizi: le confesso che mi rallegra l'idea di aver
trovato senza saperlo un nome di così buono augurio per i lettori della
Biblioteca delle Silerchie.
Nomen omen, valeva questo detto anche per il grande Alberto Mondadori, e di sicuro vale oggi per Luca Formenton, alla guida della casa editrice che porta un nome galileiano. "Silerchie" rimanda quindi a un nome di un luogo. Spesso si sente dire che i nomi dei luoghi non sono opportuni in operazioni di naming, e questa convinzione ha motivate ragioni che magari approfondiremo più avanti. Ci sono tuttavia nomi di luoghi (ad esempio Tiscali) che proprio in virtù del loro essere luoghi appartati e poco noti hanno saputo imporsi. Per le vecchie Silerchie questo era vero. Ci auguriamo lo stesso per le nuove.
(Sopra vi mostro come sono oggi "Le Silerchie" e com'era una vecchia copertina della collana. Non è difficile notare come "l'effetto Paolo-Giordano-Solitudine-Numeri-Primi" abbia davvero contaminato l'odierna grafica editoriale italiana, mentre appare davvero innovativa la copertina che fu riservata a Il trifoglio fiorito di Rafael Alberti. Che quello dell'editore debba tornare ad essere anche un mestiere "di coraggio"?).
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