lunedì 19 agosto 2013

Dal pancarrè al Pan Brioscè

Pancarrè è una di quelle parole che difficilmente si cerca nel dizionario. Si impara da piccoli, facendo toast o andando a far la spesa. Si tratta di un francesismo acquisito da tempo dalla lingua italiana (il mio dizionario, il Sabatini-Coletti, ne attesta l'uso già dal 1856) e deriva da pain carré. Il dizionario è attento a descriverne la pronuncia con l'accento acuto sulla "e", anche se la parola è scritta con accento grave sulla "e". Perché sono andato a vedermi questo lemma? Per associazione di pensieri con il Pan Brioscè Mulino Bianco, altro francesismo-calco che richiama naturalmente un genuino pan brioche e allo stesso tempo rimanda apertamente al più noto pancarrè (il pane in cassetta è confezionato a fette). Credo vada notata, in ottica di naming, anche la completa italianizzazione del "Brioscè": scompare "ch" a favore di una normale sillaba accentata "-scè". Sono interessanti queste operazioni di naming, anche a livello di riverberi sulla lingua in uso. Per quanto riguarda la strategia di Mulino Bianco, da sempre all'avanguardia nel naming, sin dal nome "Mulino Bianco" stesso, si può concludere che spesso questo brand di Barilla opta per denominazioni apparentemente innocue, che sembra rimandino ad una mera descrizione del prodotto. Pensiamo anche a Macine, Tarallucci o Pan di Stelle. In realtà, come si è potuto vedere, queste denominazioni quasi descrittive possono diventare a loro volta brand a tutto tondo, come è accaduto con "Pan di Stelle", che da "semplice" nome di biscotto si è trasformato a marca applicata ad una più ampia gamma di prodotti, in seguito ad una operazione di brand extension (o brand stretching).

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