sabato 10 ottobre 2015

Titolazione giornalistica come pratica di naming (Mondazzoli per dirne una)

Già altre volte si è detto: per molti aspetti, nel mondo dell'informazione, titolare è una pratica di naming. La notizia è una merce peculiare, che forse sta cambiando natura negli ultimi decenni e che spesso necessita di un nome per essere più agilmente veicolata. Ci sono titoli e naming condivisi, come può essere quello della perturbazione meteo che ci tiene in scacco in un dato periodo dell'anno o come "aviaria" o il caso politico di turno (avrete notato come spesso anche nei giornali radio si senta, "l'emendamento ribattezzato XXX da Tizio o Caio"). Ci sono poi dei quotidiani che si esercitano molto in una titolazione "proprietaria" e originale, sino a ricercare nel titolo una sintesi interessante alla quale va riconosciuto talvolta un certo pregio. Penso a "La Gazzetta dello Sport" che spesso si esprime in simili termini, aiutata anche dalla stampa multicolore dei titoli (una stessa parola è stampata in due colori diversi e così spezzata), ma anche a "Il Manifesto", che in realtà non ha mai abbandonato un certo gusto di titolazione, sfruttando per le proprie prime pagine né più né meno che l'abbiccì dell'advertising e facendo attenzione all'interazione tra visual e copy. Recentemente, in seguito alla notiziona dell'acquisizione da parte di Mondadori della Rcs Libri ("Mondazzoli", a proposito di naming), il quotidiano è uscito con un semplice raddoppio della lettera "s": "La cassa editrice". Semplice, diretto, efficace sicuramente dal loro punto di vista. (Naturalmente non è questo il posto per aprire un dibattito su un'operazione considerevole e degna d'attenzione, ma che comunque era nell'aria e andava messa in conto, soprattutto dal lato di Rcs. Purtroppo in Italia ritornano sempre in auge le vecchie zuffe per cui ci si appassiona a discutere anche sul colore del latte anziché sulle sofisticazioni dei suoi derivati.)

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