lunedì 4 gennaio 2016

Monini e Mo', nomi e mascotte (sempre questioni di naming)

Per "aggredire" un target giovane, operando però su un prodotto solitamente destinato agli adulti, entrano spesso in causa le mascotte. Tali personaggi lavorano benissimo anche su prodotti già destinati ai più piccoli, ma se si intraprende una strategia di fidelizzazione e accensione d'interesse per un prodotto solitamente "da grandi" presso l'audience dei piccoli, la mascotte è spesso e volentieri una strada privilegiata per far breccia su quell'immaginario giovane. Così ha fatto recentemente anche Monini, azienda tra le più note nel mercato dell'olio d'oliva, lanciando le storie (anzi, la favola) e gli indovinelli di Mo', in un modo trasversale naturalmente, tra l'educativo e l'informativo e lasciando quasi il brand in secondo piano. La mascotte giustamente ha un nome semplice, monosillabico, che evoca la prima sillaba del brand name principale "Monini". Tutta questa appare come una strategia semplice e interessante in un mercato che nell'ultimo anno più volte ha fatto notizia, anche per le variazioni di prezzo. Attraverso il naming della mascotte Mo' e la serie di spot programmati in determinati canali televisivi, l'azienda di Spoleto vivacizza e richiama fortemente il brand name principale, rafforzandolo sin dalla prima sillaba (una sillaba che fra l'altro compare precocemente nell'eloquio dei bambini). Insomma, anche una mascotte è, almeno inizialmente, una questione di naming. Per saperne di più si può andare qui.

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