sabato 9 luglio 2011

Ivan De Menis. Proteggere il tempo con le tessere ovvero naming nell'arte

Vi chiederete cosa ci fanno un artista e i suoi quadri all'interno di un blog dedicato al naming di prodotti, servizi, brand, aziende. Se però avete letto il paragrafo qui accanto o, più semplicemente, il sottotitolo di ALCE, vi renderete conto che anche un quadro di un artista è qualcosa che "fugge l'anonimato" perché un quadro ha quasi sempre un titolo (anche quando è untitled), spesso importantissimo per le vicende storiche (e commerciali) dell'opera stessa.


Ivan De Menis è un artista trevigiano nato nel 1973. Apprezzo molto il suo lavoro, ricco di suggestioni da Gerhard Richter e Mark Rothko. Consiglio davvero la sua personale "Proteggere il tempo" alla San Gregorio Art Gallery di Venezia (zona Guggenheim) se siete da quelle parti. Per titolare i suoi quadri utilizza spesso la metafora della tessera, una metafora che richiama lo splendore dei mosaici bizantini, la parte per il tutto (e quante parentesi si potrebbero aprire, conoscendo la rilevanza del fenomeno del collezionismo nell'arte contemporanea, nell'ambito di un ipotetico collezionismo di tessere disperse in varie collezioni).


Ecco, credo che Ivan De Menis sia molto bravo nel naming delle proprie opere, spesso quadrati contenitori di altri quadrati (pluritessere) o singoli quadrati (tessera). Potrete trovare un Pluritessera 48B o, in una fotografia, potreste vedere il lato B di una Tessera Biface 708/5.
La metafora della tessera è rafforzata dal numero che la segue (la tessera assume valore dentro il mosaico). Nel caso delle sue opere non sarà difficile perdersi letteralmente nella visione di una singola (grande o piccola, monofacciale o bifacciale) tessera. Felici sono anche le titolazioni delle personali: la già citata "Proteggere il tempo" rimanda all'utilizzo di materiali protettivi come pluriball, polistirolo o reti. Ma non è il materiale in sé che ha importanza, come ricorda Angela Vettese l'arte contemporanea "si fa con tutto", ma è l'abbraccio protettivo che conta, il tentativo dell'artista di bloccare nella tessera (spesso con una colata di resina ricca di fascino) il mistero del tempo, un mistero ancora più acuto dopo i recenti approdi della fisica.


Ho voluto parlarvi di questo perché non solo l'artista è un vero e proprio brand name collocato nei mercati internazionali (come ricorda anche Francesco Poli nel suo Il sistema dell'arte contemporanea uscito per Laterza e come un giro alla fiera di Basilea potrebbe confermare), ma le stesse opere di un artista hanno una rilevanza di naming tutta da approfondire. Non sono certo io a scoprirlo, basta pensare a René Magritte, Jean Hans Arp e a tanti altri. A me interessava solo parlarvi di un artista che merita attenzione e farvi capire perché anche lui può rientrare in un blog dedicato al naming.

1 commento:

  1. Curioso trovare qui un post su un artista visivo.
    E molto interessante la segnalazione del lavoro di questo artista.
    Grazie!
    Francesca

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