lunedì 13 giugno 2016
Buongrano, un altro naming semplice per Mulino Bianco
lunedì 6 giugno 2016
Origine del nome Adobe
La casa di software il cui logo è rappresentato a lato è tra le più note del pianeta. I più importanti software di fotoritocco, disegno o impaginazione come Photoshop, Illustrator o Indesign appartengono infatti ad Adobe. Ma che cosa significa "adobe"? Il dizionario Merriam-Webster ci dice: "1. a brick or building material of sun-dried earth and straw; 2. a structure made of adobe bricks; 3. a heavy clay used in making adobe bricks; broadly : alluvial or playa clay in desert or arid regions". Insomma, se ci fermassimo alla definizione del dizionario capiremmo ben poco di questo naming che ci riporta ai rossi mattoni o alle case con questi costruite. Serve allora rifarsi alla geografia dei fondatori dell'azienda: entrambi abitavano vicino a questo piccolo torrente della California chiamato appunto Adobe e divenuto il pretesto del naming dell'azienda. Resta il fatto che il significato da dizionario della parola si abbina bene a un'azienda che con i propri software complessi di elaborazione grafica ha consentito a moltissime altre persone di costruire, progettare, disegnare, impaginare ecc.
sabato 28 maggio 2016
Domini internet, rapido posizionamento organico e nomi descrittivi
Il perseguimento di un buon posizionamento
organico sui motori di ricerca ha fatto sì che si sviluppasse tutta una serie
di domini internet (e talvolta naming veri e propri) dati dalla combinazione di
più parole chiave. Faccio un esempio che non ho verificato: se lancio un
negozio di spazzolatura per cani è facile che possa affidarmi a un dominio
internet come spazzolaturacani.qualcosa. Se l'attività ha come base operativa
principale o comunque importante il sito web, questo potrebbe anche diventare
un vero nome dell'attività, anche se si andrebbe contro i principi solidi del
naming che vorrebbero evitati i nomi e le stringhe descrittive. Quel che però
Internet ha introdotto, soprattutto per i business sempre nuovi che ambiscono a
posizionarsi in pochissimo tempo, è proprio questa tendenza nel naming di
dominio nonché talvolta nel naming vero e proprio. Si tratta di aspetti noti
già da un pezzo. Non sono così convinto che questa strada sia sempre premiante.
Certo, con un dominio come spazzolaturacani.qualcosa mi posizionerò alla svelta
sui principali motori di ricerca con la ricerca tramite le parole chiave
"spazzolatura+cani". Ad ogni modo sono chiari i moventi di queste
scelte, mentre per i risultati e l'efficacia non mi pare esistano ancora delle
certezze. Per finire e per restare aderenti al nostro esempio, se stiamo
parlando di una catena o di un franchising di negozi spazzolacani allora va
bene il nome di dominio descrittivo, se invece quel negozio ha un sito ma ha sede solo a Fontane di Villorba –
ipotizziamo – tanto vale optare per un nome di fantasia.
lunedì 23 maggio 2016
Il naming per Android N potrebbe creare un precedente rilevante
"#NameAndroidN" e poi "Stiamo cercando il nome da dare alla prossima versione di Android, "Android N". Hai in mente dei nomi golosi che inizino con la lettera N?" si legge nel sito ufficiale, qui. La ricerca è nota e c'è molto rumore attorno. Del resto c'era da aspettarselo. Sotto riporto anche il video dedicato. Il nome ha un vincolo e deve iniziare per N-. In sostanza è partita una grossa campagna di "crowd-naming" (la potremmo chiamare così?) dove chiunque puoi sentirsi namer inventando un nome candidato il cui unico vincolo è appunto la lettera N- come iniziale. Al passaggio successivo il namer può anche condividere il proprio suggerimento col resto del mondo. Cosa accadrà? Qualcuno dirà "l'ho suggerito io quel nome", ma tanto non v'è traccia di chi suggerisce cosa. Si tratta di un passaggio e precedente interessante per il naming, dove chi fa il naming passa davvero in secondo piano e dove un nome importante della futura quotidianità di molti potrebbe essere nato da un utente qualsiasi, con un cellulare in mano fermo al semaforo il lunedì mattina in attesa di entrare in ufficio, prima che quello o quella dietro suoni il clacson affinché si rimetta in marcia...
sabato 14 maggio 2016
Un lavoro di verbal branding: il payoff per Officina Media
Officina Media è una realtà della provincia di Treviso operativa in progetti di comunicazione. Ha sede a Susegana. Capofficina è Damiano Menegon, che mi ha coinvolto in vista del lancio del nuovo sito per un progetto di verbal branding: la costruzione del nuovo payoff. Nel caso specifico di una realtà operativa nei servizi e progetti di comunicazione il payoff può rivestire una funzione analoga a quella che offre nel mondo delle marche: descrivere, orientare, evocare, consentire e sostenere lo sviluppo dei progetti. E sono state queste le riflessioni alla base della ricerca e costruzione di payoff per Officina Media, che dopo alcune sessioni creative s'è diretta per "Chiavi per comunicare". La volontà è stata quella di legare il payoff al nome dell'azienda, laddove naturalmente "Officina" era la parola più caratterizzante. Scartate le strade che prevedevano l'utilizzo di parole come "strumento/i" (per eccessiva concorrenza) e "arnese/i" (per qualche dubbio sulla percezione e sulle associazioni con la parola "arnese") si è previlegiata la via che portava alla parola "chiave/i", intesa come attrezzo per serrare/aprire e soprattutto come attrezzo che permette di raggiungere un determinato fine e quanto serve a capire, a svelare qualcosa. Naturalmente anche l'accezione musicale di "chiave" ha concorso all'adozione del payoff.
domenica 8 maggio 2016
Il contesto e la pragmatica fanno la differenza nel naming (ad esempio Contrasto)
"Contrasto" potrebbe essere uno di quei nomi che semanticamente si tenderebbe a scartare, quantomeno in una "normale" sessione creativa di naming, per il semplice fatto che evocare un contrasto a partire da un nome potrebbe non essere una mossa azzeccata. Eppure il naming, che non è scienza esatta ma una pratica che si avvale di apporti teorico-scientifici da più discipline, ci mostra come la pragmatica e il contesto comunicativo facciano la differenza e ci soccorrano, spesso nella disambiguazione. Trattandosi di un nome notissimo con profonde radici nella fotografia, "Contrasto" vive benissimo il suo dato di realtà, rimandando a uno dei parametri fondamentali di regolazione in fotografia. Si tratta solo di un esempio, tra tantissimi altri possibili. Serve e mi serve a sdrammatizzare il piglio eccessivamente normativo che a volte il naming sembra prendere e a puntare il dito sulla pragmatica, talvolta ingiustamente dimenticata nel nucleo ibrido di discipline che concorrono nelle riflessioni teoriche sul naming.
sabato 30 aprile 2016
Renault sceglie "Talisman" per il naming della nuova ammiraglia
In un momento propizio, tra dati di vendita del comparto che tornano incoraggianti e diesel-gate vari, Renault presenta la nuova auto-ammiraglia, cioè un'auto che va a competere in sostanza nel segmento E, quello dove solitamente dominano i modelli delle case tedesche. Si tratta di un segmento non tra i più vivaci, ma che comunque presenta una certa rilevanza, non solo in termini di immagine e reputazione. Di questi tempi si muove su questo segmento anche l'altra francese Citroën, che presenta C6. Nel caso di Renault leggiamo nella pagina Wikipedia dedicata a questo modello che "Il nome Talisman è stato ripreso da quello di una concept-car Renault presentata nel 2001 al Salone di Francoforte". Un naming che parte dal lontano quindi. L'alone semantico rimanda a un oggetto con proprietà magiche e soprannaturali. Da notare come ad un livello sonoro sia un nome molto vicino ad un altro nome della losanga (Megane).
lunedì 25 aprile 2016
Risorse: i 10 suggerimenti per il naming di Pennamontata
Ritorno a segnalare alcune risorse utili nell'ambito del naming disponibili in rete. Ha ormai qualche anno, ma questo articolo di Pennamontata conserva intatta una validità di fondo. A dire il vero l'intero sito-blog Pennamontata è costruito in modo assai utili per tutti quelli che si occupano di comunicazione. Per tornare al naming e al decalogo di Valentina Falcinelli e dei suoi collaboratori mi soffermerei in particolar modo su due punti: evitare gli acronimi (una vera e propria piaga, soprattutto nel settore museale, come già ricordato in altri post) e il suggerimento di parlare con chiunque dell'ipotetico nuovo nome. Prima di lanciare un nome nuovo è infatti utili metterlo all'opera, testarlo, saggiarne le prime reazioni, immaginarlo in contesti d'uso reali come una conversazione telefonica o un dialogo qualsiasi.
venerdì 15 aprile 2016
La lavatrice AddWash di Samsung
domenica 10 aprile 2016
Errori di naming nel settore automobilistico
Questo è il post da tirar fuori tutte le volte che si parla di errori di naming, con particolare riferimento al settore automobilistico (car naming). Il car naming, almeno all'epoca d'oro del naming (non che oggi i nomi non siano richiesti, anzi, solo che forse è diventato più difficile farne un business specialistico fiorente per chi offre servizi di naming) credo sia stato il sogno di tutte le agenzie specializzate nel dare i nomi ai prodotti e ai brand. L'auto rappresentava sicuramente il prodotto per il quale le aziende disponevano dei budget di naming più sostanziosi. Ciononostante si poteva miseramente fallire anche a nominare una nuova auto, e non c'è certo da stupirsi, visto che il naming non è una scienza, bensì una pratica che si avvale anche di apporti scientifici e che cerca di "ridurre il rischio" nel caso di una creazione di un nuovo nome. Questo post riassuntivo ci porta dentro un breve elenco, allungabile anche da parte dei lettori se lo desiderano, dove si trovano alcuni clamorosi flop del naming di auto. Ne ricordiamo alcuni, fra l'altro noti a tutti gli esperti, ma sempre "richiestissimi" da chi vuole sorridere per un nome davvero nato male: Mazda LaPuta (qualche problema in spagnolo), Mitsubishi Pajero (e anche qui qualche problema con lo spagnolo), Nissan Moco (sempre in spagnolo i problemi: "caccola"), Chevrolet Nova (e secondo voi cosa potrebbe voler dire in spagnolo, stavolta?), Honda Fitta (dispregiativo norvegese e svedese per una donna) e poi l'arcinoto caso di Fiat Ritmo, che nel Regno Unito rimandava direttamente al ciclo mestruale.
lunedì 4 aprile 2016
Quando Monopoli si è ripreso la Y?
Ero rimasto a Monopoli con la "i" finale. Poi ho notato che anche in Italia il brand è tornato a essere Monopoly, con la "y" alla fine. Ho cercato qualche notizia e visto che questo è successo all'altezza del 2009, quando è terminata la distribuzione da parte di Editrice Giochi per passare alla Hasbro. Questo semplice caso potrebbe servire a introdurre un argomento, ovvero la necessità o meno di tradurre un brand name. Allo stesso tempo rinvia ovviamente alla maggiore semplicità di gestire un brand globale con una sola denominazione, anziché tramite un portafoglio di nomi. Nel caso della traduzione italiana del brand name "Monopoly" in "Monopoli" c'è da notare come si preservò il suono a favore del mantenimento del singolare di "Monopoly". Naturalmente la gestione di un singolo brand name su scala globale semplifica di molto anche la gestione di licenze e "stretching", come nel caso raffigurato nella foto, dove al brand name originario vengono affiancati altri brand (operazione assai comune nel settore dei giocattoli): significa avere strutture nominali uniche e non una diramazione di strutture nominali diverse a seconda dei mercati di sbocco dei prodotti.
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