lunedì 20 maggio 2013

Kobo, Nook, Kindle e gli altri: il naming degli ereader e il naming con anagrammi

Si chiude oggi il Salone Internazionale del Libro di Torino e facile supporre che si sia parlato molto di ebook e ereader. Prendiamo tre fra i nomi di questi dispositivi. A prima vista, sembra piacere la lettera K nel settore degli e-book reader... Tralasciando l'italiano Leggo IBS, contiamo il Kindle di Amazon, il Nook di Barnes & Noble e anche il Kobo acquistabile nei siti Mondadori. Nel caso di Amazon, trovate un'esauriente spiegazione qui. "Kindle" è parola da dizionario. Nook presenta un'evidente assonanza con "book", con quella "N" iniziale che richiama da vicino B&N. Trovo interessante Kobo, lettore di un'azienda canadese adottato da Mondadori, che con un semplice anagramma delle quattro lettere di "book" dà vita a un naming inedito, compatto, rapido come le due sillabe che lo compongono. Il naming tramite un'anagramma di una parola-nome di partenza non è una novità ed è assai diffuso. A volte i risultati sono scadenti, in altri casi, com'è quello di book-Kobo, l'anagramma invece ha suggerito un nome che ha più spunti di novità e interesse.

lunedì 13 maggio 2013

Domai.nr, uno strumento utile per il naming e la scelta del dominio

Il naming presenta molti grattacapi e da un po' di tempo anche il grattacapo non più trascurabile della disponibilità di un nome di dominio adeguato. Un utile strumento per sondare in anteprima la disponibilità di domini secondo determinate parole-stringhe è domai.nr. Il dominio .nr sta per "Nauru", Oceania. Ormai è diffusa la pratica di acquisto di domini con suffisso "esotico", a maggior ragione se quel suffisso può fare un certo gioco in una data lingua o nell'ambito della lettura per esteso del dominio, senza punti (recentemente, ad esempio, sono stato contattato da una società italiana che si chiama Calicantus, come la pianta, che ha quindi provveduto ad acquistare un dominio calicant.us). Grazie a domai.nr potrete valutare in anticipo le possibili combinazioni di domini acquistabili o quelli sui quali magari potreste fare un'offerta d'acquisto. Provare le sue potenzialità e la sua utilità è semplice, fate un salto qui. Ad esempio, il sito di pagine personali ormai abbastanza noto about.me, non è altro che about seguito dal suffisso del Montenegro... e per gli italiani affetti da egotismo esiste anche il dominio .io, corrispondente ai territori "British Indian Ocean".

lunedì 6 maggio 2013

Nissan Juke. Dal Jukebox è stata tolta la scatola?

Interessante la scelta di Nissan di chiamare Juke l'auto che vedete a sinistra, contraddistinta da linee assai peculiari. Il rimando al celebre e universale "juke-box" è evidente, ma a questo è stato tolto un pezzo, la scatola. Si ritorna a "juke", parola che che pare legata anche all'inglese "to jouk". Il "seme negativo" della storia della parola "juke", che è poi, in fin dei conti, legata all'etimo di "jukebox" (quei posti rurali dove si servivano alcolici, si ballava e dove talvolta si poteva giocare d'azzardo) è completamente "dimenticato", in parte grazie all'alone mitico e di senso fornito dal jukebox a livello planetario. Questo ragionamento però forse vale soltanto per noi europei. In realtà è assai probabile che il marketing di Nissan abbia optato per "Juke" in omaggio alle finte del football americano, giocando sulla corazza/carrozzeria peculiare di questo veicolo e alle sue "destinazioni d'uso". In sostanza, più sport, astuzia e abilità che musica in questo nome. O forse... anche l'auto buona "per fare il giro dei bar" (altro significato del verbo "to juke").

lunedì 29 aprile 2013

Il naming si fa anche coi dispregiativi. Il caso di Libraccio

Conoscete tutti Libraccio? Si tratta di una catena (ante litteram) di librerie dove è possibile acquistare a prezzi vantaggiosi, spesso alla metà del prezzo di copertina, libri usati. Qualche tempo fa Libraccio era autore pure di un mail order intitolato "Guida ragionata dei libri ritrovati", una sorta di Arca di Noè con la quale si dava l'ultima chance a dei volumi (spesso interessanti) che s'apprestavano a finire nella grande bocca del macero. Da qualche tempo Libraccio ha una nuova vita anche su web, parallela a Ibs.it, azienda con la quale aveva ideato la joint-venture di Libraccio.it e dalla quale è stato ora incorporato. 

Tutto nasce, anche qui, da un nome. E - pensate un po' - da un dispregiativo. Chi mai ricorrerebbe oggi a un dispregiativo per nominare una catena di librerie poi diventata pure un sito di e-commerce? Eppure così è successo e il nome "libraccio" ha svolto benissimo la funzione di posizionamento nell'ambito di "libri usati e soprattutto scolastici". Dopo il tripudio dei diminutivi, anche i dispregiativi hanno diritto di cittadinanza nei territori del naming. L'esempio è utilissimo per ribadire che nessuna strada è preclusa in ambito di naming e che una scelta coraggiosa oggi potrà pagare nel medio lungo termine (oggi spesso manca il coraggio nei nomi e si ripiega su naming spesso fiacchi, cascanti). Tra l'altro il tempo è spesso protagonista di un'azione levigante (o corrosiva) assai singolare sui brand names. Spesso il tempo infatti fa scordare l'origine del nome, il significato da dizionario e lascia la parola-nome (un dispregiativo, nel nostro caso) fluttuare nell'universo dei segni con tutt'altre prerogative.

martedì 23 aprile 2013

Air One, quando il nome si regge su un equilibrio tra due lingue

Il naming di una compagnia aerea è una cosa seria. Ogni naming è una cosa seria, ma nel campo dell'aviazione civile meglio se un nome possiede caratteristiche di internazionalità, facilità di pronuncia, brevità, capacità di rassicurazione. Il caso di Air One è assai singolare. Gioca apertamente, in ottica me-too, con tanti altri naming dati da AIR+qualcosa (ad esempio Air Dolomiti, Air France o Air Berlin), e affiancandoci la parola ONE dà vita a un nucleo di due parole inglesi che unite formano la parola italiana AIRONE, uccello che diventa poi emblema (perfetto, calzante) della compagnia aerea. Resta un valido esempio di come si possa innovare nel solco della tradizione, anche nel campo del naming, e uscire con un nome che ha rimandi ed evocazioni coerenti con il mondo dei servizi offerti dalla compagnia. 

martedì 16 aprile 2013

Le interviste di Wordnick con i "professional namers"

Wordnik è un dizionario online, un thesaurus e un sito di riferimento per svariate risorse sulla lingua. Con lungimiranza (visto che la lingua è spesso cambiata, arricchita o impoverita dalle operazioni di naming e da fenomeni di lessicalizzazione del nome di marca), il sito ha dato il via ad una serie di interviste con "professional namers". Trovate tutte le interviste condotte finora (e anche le prossime, presumo, se ce ne saranno altro) a questo link. Ho avuto notizia di questa serie di interviste dall'interessante newsletter di Steve Rivkin. Per i cultori della materia si tratta di un'opportunità per capire cosa avviene dall'altra parte dell'Atlantico e per tutti gli altri che magari capitano da queste parti credo sia interessante sapere dell'esistenza di Wordnik, un sito dove poter tuffarsi abbastanza fiduciosamente nel fiume della lingua in movimento, per capire come le parole vengano effettivamente usate. Per concludere, questo il link alla pagina Wikipedia di Wordnik.

martedì 9 aprile 2013

Dogma, naming coraggioso per la bici Pinarello

Diciamocelo: è un piccolo capolavoro. Anzi, sono due piccoli capolavori, uno nel prodotto e l'altro nel naming. Il ciclismo è uno sport in crescita e consente alle aziende di lavorare su prodotti sempre più accattivanti e lascia spazio anche al coraggio dell'innovazione, non solo di prodotto. La bicicletta da strada qui accanto ne è un esempio. Ma non addentriamoci troppo sugli aspetti tecnici (sarebbero molti, troppi) e rimaniamo al nostro specifico del nome di prodotto. Il nome scelto per questa bicicletta di Pinarello a mio avviso è potente e, appunto, coraggioso. Parto dal "potente", mi riferisco alla sonorità, all'attacco secco in "Do-", all'incontro consonantico tra "-gm". Altra cosa importante: è invaribile in inglese, dove mantiene intatta la sua scrittura. E poi è sicuramente un naming coraggioso. Sorvola i territori della religione e della fede alludendo apertamente a ciò che è diventato il ciclismo per molti sportivi (pochi sport dimostrano, almeno in Italia, simili caratteristiche di trasporto, passione, attaccamento, dedizione). Un nome che non può essere quindi messo in discussione, autorevole, quasi divino. Non tutte le aziende, a mio avviso, sono in grado di mostrare simile coraggio. La fase di naming di un prodotto dovrebbe essere il momento dove il coraggio orienta le scelte, a maggior ragione per prodotti che hanno un contenuto di tecnicità e innovazione senza pari.

mercoledì 3 aprile 2013

Zoom è il nome dello zoo di Torino

Della serie: oggi Alce va allo zoo... Tra la parola "zoo" e lo "zoom" di una macchina fotografica (apparecchio che credo molto usato allo zoo) ci passa solo una "m" di differenza: probabilmente hanno pensato a questo quando hanno dato il nome allo zoo di Torino. Il pay-off recita "la natura da vicino" (in rete si trova anche un altro pay-off, più datato, sempre in linea con la parola "zoom", il quale recita "fa più grande la natura"). Il posizionamento è chiaro, evidente e il gioco di lettere che ha dato origine al nome anche: allo zoo si vedono animali esotici da vicino, lo zoo porta "la natura" in città. Considerando che gli zoo sono ovunque costruiti ad uso e consumo dei bambini, anzi per quel gran business del family entertainment che trovò in Walt Disney il genio precorritore, il nome Zoom si presta anche a un carattere abbastanza giocoso, adatto al target di riferimento. Insomma "Zoom" è un nome che rimanda alla categoria "zoo" e dice qualcosa di più, è coerente con il posizionamento e con il pay-off. Nello sviluppo del logo la "m" finale assume iconicamente la forma di una coda. A livello internazionale può mantenere intatte le sue prerogative, visto che sia "zoo" che "zoom" sono due parole ormai accettate in più lingue. Si presta infine a partnership particolari con brand di macchine fotografiche (ci avranno già pensato, suppongo).

Insomma il posizionamento di "natura in città" e "natura da vicino" è chiarissimo se si guarda il logo che ho riportato sopra. Un po' contrariato, mentre intravedevo lo spot di questo zoo in una rete per bambini, mi sono chiesto: ma allora la città non è natura? Lasciamo perdere simili questioni, anche perché non mi intendo di zoo, non ne ho mai visitato uno e non lo dico per snobismo, semplicemente non ho mai visitato uno zoo e non ho particolari desideri di far visita a qualche zoo. Vorrei soltanto puntare il dito su quello che passa troppo spesso per "natura" e sull'utilizzo un po' maldestro di questa parola, dalla pubblicità alle guide turistiche e... naturalistiche per l'appunto. Evito qui discussioni troppo pesanti ma rinvio a un breve ed incisivo editoriale di Claudio Magris apparso sul "Corriere della Sera" dopo il terremoto del Giappone del 2011.

giovedì 28 marzo 2013

Origine del nome di marca Pritt

La colla Pritt è nata nel 1969 e due anni dopo era già presente nei mercati di 38 paesi. A lanciarla fu Henkel. La grande innovazione di questo prodotto è sostanzialmente un'innovazione di packaging, visto che è il primo prodotto ad applicare il formato stick tipico del rossetto a una colla, seguito poi da moltissimi altri. La formula dello stick ampliò di molto le occasioni d'uso e la facilità d'uso della colla. Per quanto riguarda il naming, non sono riuscito a trovare documentazioni certe, ma Pritt ha tutta l'aria di essere il risultato di un'operazione di naming condotta con attenzione e grande scrupolo. Il nome presenta una sonorità secca, non ambigua o mutevole a seconda dei contesti geografici, è facilmente pronunciabile e memorizzabile (è uno strano monosillabo di ben 5 lettere con una caratteristica e iconica centralità vocalica), è assonante con "stick" e "print". La doppia "tt" finale agisce, fonosimbolicamente, a garantire una perfetta adesione e incollaggio. Operazione di naming felice e accurata quindi, non a caso nel giro di due anni dal lancio il prodotto aveva già conquistato tutti quei mercati. Sarebbe curioso, in una sorta di "archeologia del naming", scoprire le fasi, le ragioni, i movimenti di simili operazioni di naming che ormai risalgono a quarant'anni fa. Oggi, con il nome Pritt, vengono offerti altri prodotti di cancelleria. La brand extension è stata possibile anche grazie alla bontà complessiva dell'operazione di naming.

sabato 23 marzo 2013

LaFerrari, nome semplice e complesso ad un tempo per la nuova Ferrari

Non credo sia facile trovare il nome per una nuova Ferrari che prende il posto della Ferrari Enzo. Anzi, credo sia maledettamente complicato scegliere un nome che sintetizzi il lavoro che sta alla base della progettazione e della realizzazione di un'auto del genere, prodotta in 499 esemplari. Complicato perché suppongo che ogni volta ci si scontri con una storia e con la cosiddetta heritage di un brand stratosferico, conosciuto in tutto il mondo, forse uno dei brand più noti in assoluto, un brand che ho sentito pronunciare quasi bene persino da persone cinesi, nonostante le tre "r" che ha al suo interno! Per scegliere un nome in casa Ferrari credo insomma serva una buona dose di pazienza e di consapevolezza della lunga, delicata storia che il cavallino ha alle spalle. I paletti per le operazioni di naming diventano quindi più grandi, anche se non è detto che non si possano aggirare con la creatività. Si sa che un nome "sbagliato" farebbe discutere, il nuovo nome non può permettersi di scontentare, deve essere giustificabile e giustificato. Probabilmente un nome in casa Ferrari non potrà mai essere provocatorio o esagerato, bensì calibrato all'interno di un cosmo (e quindi un universo ordinato) che ha regole ferree, non solo ingegneristiche ma pure cromatiche (rosso, nero, giallo ma anche bianco e verde). Queste mie convinzioni sulla difficoltà delle operazioni di naming nel caso dei brand più blasonati hanno trovato conferma in una battuta di Montezemolo dedicata proprio agli ultimi nomi scelti dalla casa di Maranello e raccolta in un'intervista apparsa su Omniauto:

"Ho voluto scegliere personalmente tutti i nomi: F50 era importante perché era la prima macchina della mia gestione dopo la F40 e volevo dare un segnale di continuità. La Enzo era la vettura più innovativa del momento e l’ho voluta dedicare al nostro fondatore, ricordando anche il ciclo di successi nel mondiale di F.1 nei primi anni del 2000. E dopo aver chiamato una vettura Enzo, era difficile dare un nome alla successiva: siccome non potevamo chiamarla Dio, allora ho scelto il nome LaFerrari, perché volevamo dare la sensazione di eccellenza: non è una Ferrari, ma LaFerrari, la summa di tutto quello che è la nostra azienda. Ed è l’antesignana di ciò che nei prossimi anni cinque o dieci anni trasferiremo sulle nostre vetture del futuro".

In retorica il nome LaFerrari potrebbe essere definito tautologia: ripete, ribadisce qualcosa di già noto senza aggiungere nulla. Questo almeno in apparenza. Eppure LaFerrari è un nome che innova, inserendo l'articolo determinativo davanti al brand "Ferrari" e generando una parola nuova così vicina al brand name d'origine. Una parola-nome vicina eppure non sovrapponibile. Quest'operazione dà origine ad una serie importante di apparati comunicativi, come il logo e il nome di dominio del sito dedicato al lancio mondiale, che è appunto laferrari.com. Cosa imparare da questo? Mai fidarsi delle apparenze: anche un nome apparentemente semplice, che sembra quasi rinunciatario, in realtà è il risultato di approfondite riflessioni sul naming, tanto più se il nome da salvaguardare è Ferrari.

mercoledì 20 marzo 2013

Origine del nome di marca Rossana Perugina

Il gusto di una caramella può occupare una parte non trascurabile della nostra memoria. Così magari è successo ai tanti fan della caramella Rossana di Perugina, la cui origine risale al lontano 1926. La caramella dall'inconfondibile incarto rosso vintage e dal color crema e da quell'inconfondibile e indefinibile gusto è uno dei successi più duraturi. Tutti potrebbero immaginare che il nome sia omaggio al colore rosso dell'incarto o a qualche Rossana che magari ha fatto girar la testa all'inventore della formula del ripieno. Invece si narra che il nome sia omaggio al personaggio di Roxanne in Cyrano de Bergerac.

Qui accanto trovate una storica pubblicità del brand Rossana. Il prodotto è quasi del tutto immutato (è cambiato il lettering del logo, che ha abbandonato grazie goticheggianti). La bambina dell'illustrazione afferma "Anche a me piacciono tanto le caramelle Rossana che papà porta sempre alla mamma". Il tutto si chiude con "...il dono delle ore liete", subliminale rimando ad un altro prodotto in portafoglio Perugina. Curioso... Chi, tra quelli della mia età, non ha visto girar per casa una scatola di latta come quella della foto? Sono tutti nomi che magari oggi non si sentono molto nominare, ma costituiscono brand names con una storia molto lunga alle spalle, la quale tutt'oggi perdura. Ed è un puro caso che questo appuntamento di ricerca delle origini dei nomi di marca sia partito con Haribo e prosegua all'insegna delle caramelle e dei dolciumi... non sono affatto un patito di caramelle. Di dolci sì, quelli sì. E il settore alimentare resta comunque, a mio avviso, uno di quelli più interessanti da monitorare in ottica naming...